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Occupazione e oltre: ricorrere alle capacità di ognuno per contribuire alla società

Occupazione e oltre: ricorrere alle capacità di ognuno per contribuire alla società

Dichiarazione della Baha'i International Community alla 61ª sessione della Commissione per lo sviluppo sociale
New York—12 February 2023

Nei prossimi decenni si prospetta un cambiamento radicale della natura del lavoro. Si prevede, per esempio, che l'intelligenza artificiale, l'automazione e la digitalizzazione andranno a rimpiazzare un ingente numero di lavoratori, rendendo virtualmente obsolete intere categorie di lavoro. Si tratta, tuttavia, di strumenti che possiedono il potenziale per ampliare in modo significativo i confini dell'azione umana. Occorre, pertanto, che il concetto stesso di promozione del benessere sociale si espanda e sfoci in una risposta. L'occupazione regolare è uno dei mezzi attraverso i quali le persone possono contribuire al bene comune, e le retribuzioni tradizionali sono un modo per far fronte ai bisogni primari.

È necessaria una concezione molto più completa dei diversi modelli di apporto alla promozione di una società fiorente, oltre ai mezzi pratici per sostenerlo. L'obiettivo deve essere la creazione di società che si avvalgano in modo efficace delle capacità di tutti i loro membri.

Ma questi sono ben lungi dall'essere gli unici modelli attraverso i quali la società può trarre beneficio dai talenti e dalle capacità innate delle persone. È necessaria una concezione molto più completa dei diversi modelli di apporto alla promozione di una società fiorente, oltre ai mezzi pratici per sostenerlo. L'obiettivo deve essere la creazione di società che si avvalgano in modo efficace delle capacità di tutti i loro membri.

Quest’anno, l'attenzione della Commissione per lo sviluppo sociale, che è rivolta alla creazione di occupazione piena e produttiva e di lavoro dignitoso per tutti come modalità per il superamento delle disuguaglianze, può essere un formidabile impulso verso la realizzazione di questo obiettivo. La mancanza di una base economica solida e in grado di procurare a tutti il necessario per vivere è un grave ostacolo al progresso di qualsiasi popolazione. Allo stesso tempo, la storia dimostra che l'occupazione da sola non è una garanzia assoluta di promozione dell’uguaglianza. Molti Paesi, per esempio, hanno vissuto periodi in cui gli alti tassi di occupazione erano accompagnati da un aumento delle disparità.

Pertanto, la valutazione del tema dell'occupazione e del lavoro da parte della Commissione deve essere condotta alla luce dell'obiettivo, molto più profondo, di promuovere società in cui tutti siano ugualmente valorizzati e a ognuno sia data l'opportunità di contribuire

In ultima analisi vi è urgenza di un sistema economico che si opponga allo sfruttamento di alcuni a vantaggio di altri, un sistema in cui sia riconosciuta la dignità di tutti e vengano soddisfatti i bisogni di tutti.

alla prosperità collettiva. In ultima analisi, vi è urgenza di un sistema economico che si opponga allo sfruttamento di alcuni a vantaggio di altri, un sistema in cui sia riconosciuta la dignità di tutti e vengano soddisfatti i bisogni di tutti.

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Oltre che competenze tecniche, il progresso verso società più eque richiederà lo sviluppo su vasta scala di capacità sociali e morali. I risultati effettivi  delle capacità sono determinati non solo dal potenziale di una persona nel raggiungere gli obiettivi, ma anche dal genere di obiettivi che si pone. Le competenze acquisite attraverso l'istruzione superiore, per esempio, potrebbero contribuire alla promozione di iniziative meritevoli, ma anche essere utilizzate per trarre profitto da sistemi di corruzione e sfruttamento. Per creare società più eque – e non solo navigatori più esperti in società inique – lo sviluppo delle capacità deve essere sì affrontato come impegno normativo e morale, ma anche economico e politico. Per esempio, gli individui e le comunità dovranno approfondire le capacità per generare una visione comune e un impegno all'azione tra i diversi attori o per individuare le cause alla radice delle sfide ed elaborare risposte efficaci. Dovranno essere in grado di infondere qualità come la fidatezza, il sostegno reciproco, il rispetto per la verità e il senso di responsabilità, che sono elementi costitutivi di un ordine sociale stabile.


Parlare delle finalità verso le quali la capacità sarà indirizzata significa entrare nel campo dei valori e delle priorità. Qual è lo scopo dell'occupazione? Che tipo di vita conduce alla realizzazione umana? Che tipo di società cerchiamo di creare insieme? Sono domande che le imprese e le istituzioni governative hanno spesso evitato, concentrandosi invece su questioni procedurali per aumentare il rendimento o per ampliare le possibilità di scelta. Eppure, le ideologie nocive al bene comune – quelle che legittimano l'egoismo, premiano lo sfruttamento, giustificano l'indifferenza o esaltano il consumo, alimentando così le disuguaglianze – sono attivamente promosse in tutto il mondo senza riserve né scuse. 

Se l'obiettivo finale è la riduzione delle disuguaglianze, la società deve essere animata da atteggiamenti, caratteristiche e abitudini che lo promuovano consapevolmente . 

Se l'obiettivo finale è la riduzione delle disuguaglianze, la società deve essere animata da atteggiamenti, caratteristiche e abitudini che lo promuovano consapevolmente .

Per muoversi in questa direzione sarà necessaria una profonda riconcettualizzazione di ciò che si intende per "lavoro", nonché le modalità con le quali si attribuisce valore alle sue varie forme. Il fatto che ad alcune professioni siano associati lauti compensi, mentre ad altre,  parimenti vitali per il
 

Il fatto che ad alcune professioni siano associati lauti compensi, mentre ad altre, parimenti vitali per il benessere sociale, sia concesso solo il salario minimo di sussistenza, rivela distorsioni profondamente radicate nel contratto sociale.

benessere sociale, sia  concesso solo il salario minimo di sussistenza,
rivela distorsioni profondamente radicate nel contratto sociale.
Queste contraddizioni vanno risolte in modo definitivo se si vuole sprigionare tutto il potenziale di una società e realizzare un ordine sociale veramente equo.
 

Ogni persona nasce con talenti e capacità. È comunemente accettata l'idea che il progresso della società dipenda dal fatto che queste capacità siano coltivate e orientate verso finalità costruttive. Nella pratica, tuttavia, molte popolazioni sono viste sotto una luce molto diversa e trattate di conseguenza, per esempio come vittime carenti di servizi o come problemi da risolvere. Questi assunti possono offuscare le capacità, indebolire le comunità e rafforzare modelli controproducenti di dipendenza.
 

Affermare che in tutti sono insite capacità non significa negare una serie di sfide molto reali. Molte capacità sono latenti e devono essere sviluppate attraverso una formazione e un’educazione adeguata. Vanno rimossi gli ostacoli strutturali e i pregiudizi. Occorre inoltre creare opportunità concrete affinché un gran numero di persone venga messa in grado di contribuire allo sviluppo della società. In questo senso, è cruciale il ruolo dello Stato, in quanto amministratore e custode del bene comune. Gli strumenti economici e politici come le politiche fiscali, i requisiti per le autorizzazioni, gli standard lavorativi e altre forme di strutture legali, dovranno essere organizzati attorno all’obiettivo primario dello sviluppo e della valorizzazione delle capacità intrinseche delle popolazioni e non della semplice, per quanto necessaria, fornitura di servizi. In parole povere, l'azione dello Stato dovrebbe concentrarsi sulla promozione e sull’attivazione della capacità delle persone e delle comunità di contribuire al progresso della società.

Per agevolare l'impegno produttivo, remunerato o meno, di diversi gruppi o persone in particolari circostanze della vita, saranno necessari diversi tipi di sostegno e di riforme. Affinché la società possa beneficiare del pieno contributo delle donne, per esempio, le istituzioni sociali dovranno onorare e favorire la fornitura di assistenza da

parte di tutti i membri della società, non da ultimo attraverso politiche di congedo familiare e norme aziendali e societarie che prevedano per padri e madri la funzione genitoriale e l'educazione dei figli. I volontari che intendano prestare un periodo
di servizio rivolto alla loro comunità, come i giovani che completano gli

L'esperienza ha dimostrato che lo sviluppo personale dei singoli e il progresso collettivo della società vanno necessariamente di pari passo; ognuno è collegato all'altro  e gli sforzi per promuovere l'uno richiedono che, prima o poi, si presti attenzione all'altro.

studi o gli anziani che desiderano rimanere attivi dopo un’occupazione a tempo pieno, potrebbero essere in grado di provvedere a sé stessi, ma potrebbero anche aver bisogno di una certa assistenza per poter prestare i loro servizi. L'esperienza ha dimostrato che lo sviluppo personale dei singoli e il progresso collettivo della società vanno necessariamente di pari passo; ognuno è collegato all'altro e gli sforzi per promuovere l'uno richiedono che, prima o poi, si presti attenzione all'altro.  

Il governo ha un ruolo chiave nel promuovere condizioni che favoriscano l'espressione di azioni costruttive, non da ultimo attraverso l’impegno volto a creare un'occupazione piena e produttiva. Allo stesso tempo, lo sviluppo delle capacità è un processo "orizzontale" oltre che "verticale". Una persona contribuisce al progresso anche aiutando gli altri a realizzare il proprio potenziale. Sono gli individui a valorizzare altri individui e le comunità a valorizzare altre comunità. In questo modo, quando questo orientamento prende piede in un'area, il progresso viene sempre più considerato il risultato delle interazioni congiunte tra agenzie governative, comunità locali e singoli attori, ognuno dei quali si preoccupa sia della qualità del proprio funzionamento che del sostegno all’efficacia degli altri. Lungi dall'essere una mera aspirazione o ipotesi, questo è un percorso di cui le comunità bahá'í hanno cominciato a vedere le prime tappe in diversi quartieri e villaggi di tutto il mondo. 

In pratica, si tratta di un movimento tangibile le cui caratteristiche possono essere analizzate e le cui dinamiche portate avanti in qualsiasi contesto nel quale le parti interessate siano impegnate nel sostegno reciproco, nella partecipazione universale e nel miglioramento del bene comune.

Basare l'azione sulla presunzione che ogni individuo e ogni comunità sia un serbatoio di capacità e possibilità di trasformazione costruttiva – indipendentemente dalla ricchezza, dall'istruzione, dalla posizione sociale o da qualsiasi altra caratteristica – significa respingere i presupposti di superiorità e inferiorità che perpetuano infinite disuguaglianze.
 

Trattare tutti come potenziali protagonisti del miglioramento della società è profondamente egualitario e moralmente responsabilizzante, sia in linea di principio che in pratica. Basare l'azione sulla presunzione che ogni individuo e ogni comunità sia un serbatoio di capacità e possibilità di trasformazione costruttiva – indipendentemente dalla ricchezza, dall'istruzione, dalla posizione sociale o da qualsiasi altra caratteristica – significa respingere i presupposti di superiorità e inferiorità che perpetuano infinite disuguaglianze. Un’occupazione produttiva e un lavoro dignitoso sono fondamentali per il funzionamento della società, non solo per i risultati diretti in termini di beni prodotti e di servizi resi, ma anche per i mezzi di sussistenza cui provvedono e per il ruolo che svolgono come fonte di identità, scopo, sviluppo ed espressione dei talenti personali. L'evoluzione del mondo del lavoro offre una preziosa opportunità per riconsiderare il concetto di progresso e per organizzare le strutture economiche in linea con le esigenze contemporanee.  Sia questo il compito che ci attende e facciamo in modo che il movimento verso questa visione si avvalga sempre più delle capacità e dei contributi dell'intera famiglia umana.

Il riflesso dei nostri valori: le tecnologie digitali e una giusta transizione

Il riflesso dei nostri valori: le tecnologie digitali e una giusta transizione

Il riflesso dei nostri valori: le tecnologie digitali e una giusta transizione

Dichiarazione della Bahá’í International
Community alla 59ª sessione della
Commissione per lo sviluppo sociale 

New York—8 February 2021

L'umanità si trova in un periodo di transizione senza precedenti: dopo aver attraversato fasi evolutive paragonabili all’infanzia e alla fanciullezza, si trova ora in uno stato di turbolenta adolescenza prossima alla maturità. Si stanno creando le condizioni per un forte cambiamento sociale che ridefinisca i valori collettivi e i presupposti di base. Ciò appare particolarmente evidente nel regno delle tecnologie digitali. Per alcuni, la pandemia che sta sconvolgendo il mondo ha provocato una maggiore dipendenza da queste tecnologie per svolgere le attività primarie e rimanere connessi. Per altri, l’impossibilità di accedervi ha prodotto un ulteriore isolamento. Abbondano, di conseguenza, le domande in materia di tecnologie digitali e del loro ruolo in una giusta transizione verso un mondo che rispecchi le più alte ambizioni del genere umano. Ci congratuliamo con questa Commissione per aver scelto di prendere in considerazione un tema così pertinente in questo critico punto di svolta delle vicende umane.
 

Abbondano, di conseguenza, le domande in materia  

di tecnologie digitali e del loro ruolo in 

una giusta transizione verso un mondo 

che rispecchi le più alte ambizioni del genere umano

L’innovazione tecnologica

Indubbiamente, l'innovazione tecnologica è stata fonte di molteplici progressi che hanno contribuito ad ampliare gli intenti e le capacità umane. Tuttavia, come ogni altro strumento, può essere utilizzata in modo produttivo o distruttivo, a seconda delle considerazioni etiche che stanno alla base della sua progettazione e del suo utilizzo. Per fare solo un esempio, l'innovazione agricola, quando è stata plasmata dall’interesse per il benessere umano, ha aumentato per molti la sicurezza alimentare in tutto il mondo attraverso la creazione di tecnologie sostenibili e metodi rispettosi dell'ambiente. Quando invece è guidata da motivazioni strettamente legate al profitto, essa può portare allo sfruttamento sia dei lavoratori che delle risorse naturali e potenzialmente accrescere ancor di più le disuguaglianze. Se la tecnologia deve essere un mezzo per migliorare il benessere, allora deve potenziare le capacità in un modo che rispecchi gli ideali e le aspirazioni umane essenziali.

Nonostante le conquiste delle nuove tecnologie, varie forme di pregiudizio sociale e di disparità sono spesso insite nella loro progettazione o applicazione, e vengono adottate involontariamente dagli utenti.
 

Se la tecnologia deve essere un mezzo per
migliorare il benessere, allora deve potenziare 

le capacità in un modo che rispecchi
gli ideali e le aspirazioni umane essenziali.

 

Le decisioni relative all'utilizzo e alla distribuzione sono spesso lasciate a pochi privilegiati che potrebbero non essere in grado di prevedere queste conseguenze. Nel caso delle tecnologie digitali, questa sfida è esacerbata dal fatto che nei prodotti vengono progettati valori e presupposti specifici che sono adottati a un ritmo tale da superare la capacità di corretta valutazione anche dei legislatori più qualificati. In un mondo sempre più interconnesso e interdipendente, nel quale viene adottato, per necessità percepita o reale, un numero sempre maggiore di tecnologie digitali, sorgono conseguenze impreviste, indipendentemente dalle buone intenzioni con cui è stato progettato un sistema o una soluzione tecnologica. Riconoscendo il potere delle tecnologie di schiudere nuove opportunità e plasmare la realtà, è quindi fondamentale una disamina onesta dei presupposti e delle norme che stanno alla base della loro creazione e del loro utilizzo.
 

In un mondo sempre più interconnesso
e interdipendente, nel quale viene adottato,
per necessità percepita o reale,
un numero sempre maggiore di tecnologie digitali, sorgono conseguenze impreviste, indipendentemente dalle buone intenzioni con cui
è stato progettato un sistema o una soluzione tecnologica. 

Riconoscendo il potere delle tecnologie
di schiudere nuove opportunità e plasmare
la realtà, è quindi fondamentale una disamina onesta 

dei presupposti e delle norme che stanno alla base
della loro creazione e del loro utilizzo.

 

Come è diventato sempre più chiaro negli ultimi anni, le tecnologie digitali non sono di per sé neutre.  Analogamente al paradigma di sviluppo prevalente, l'innovazione tecnologica è profondamente influenzata da fondamenti materialistici. Le nozioni di base sul progresso si reggono in gran parte sulla convinzione che l’acquisizione di beni porti a più alti livelli di benessere. Sulla base di questi presupposti vengono elaborate e diffusamente trapiantate soluzioni senza considerarne le implicazioni sociali, etiche e spirituali. 

Anche quando le tecnologie prodotte apportano in un certo senso benefici alla società, esse possono avere l'effetto di perpetuare le disparità esistenti o minare altri obiettivi sociali. Avulsa dalla comprensione delle esigenze degli utenti stessi, l’adozione inconsapevole di strumenti e servizi tecnologici potrebbe far perdere involontariamente alla comunità il legame con importanti elementi del loro patrimonio culturale. Poiché gli strumenti digitali sono applicati sempre più spesso a tutti i settori dell’attività individuale e collettiva,
 

Poiché gli strumenti digitali sono applicati sempre più spesso a tutti i settori dell’attività individuale e collettiva, la questione si sposta allora dall'opportunità di utilizzare tali tecnologie al modo in cui esse possono essere ideate e applicate correttamente e consapevolmente.
 

la questione si sposta allora dall'opportunità di utilizzare tali tecnologie al modo in cui esse possono essere ideate e applicate correttamente e consapevolmente. Questo momento di transizione offre l'opportunità di interrogarsi sui valori e sulle intenzioni che animeranno l’innovazione tecnologica futura. Un processo del genere sarebbe in gran parte alimentato dall'esperienza delle comunità locali piuttosto che da forze esterne di mercato o ideologiche, dalla diversità piuttosto che dall'uniformità e da una molteplicità di orientamenti piuttosto che dall'imposizione di visioni del mondo predominanti ma esteriori. Offrirebbe anche l’occasione per lo sviluppo collettivo dei necessari standard e regolamenti legali che rispecchino questi valori e contrastino l’aspetto nocivo delle tecnologie digitali. 

Consultazione sull'adozione delle tecnologie

Per promuovere una seria progettazione, utilizzazione e distribuzione delle tecnologie digitali, è indispensabile sviluppare la capacità di operare scelte tecnologiche adeguate alla luce dei fabbisogni e dei costumi sociali essenziali. Le persone, le comunità e le istituzioni sociali dovranno valutare attentamente e indagare con obiettività le finalità dell’adozione di queste tecnologie,  guidate dalla moderazione, dalla giustizia e dalla diversità culturale. A questo scopo, un interrogativo sui presupposti sottostanti e sul modo in cui le tecnologie possano sostenere e promuovere i valori locali, anziché ricomprenderli e soppiantarli, potrebbe moderare le forze che oggi guidano l'espansione tecnologica. Quali tipi di tecnologie digitali riflettono la vitalità di una comunità? L’adozione di questa tecnologia è idonea alle esigenze della nostra comunità? Quali forze inducono le nostre comunità a utilizzare queste tecnologie? Senza
 

Un interrogativo sui presupposti sottostanti e sul modo in cui le tecnologie possano sostenere e promuovere i valori locali, anziché ricomprenderli e soppiantarli, potrebbe moderare le forze che oggi guidano l’espansione tecnologica. Quali tipi di tecnologie digitali riflettono la vitalità di una comunità? L’adozione di questa tecnologia è idonea alle esigenze della nostra comunità? Quali forze inducono le nostre comunità a utilizzare queste tecnologie? 

un'analisi più coerente, l'adozione della tecnologia rischia di diventare fine a sé stessa e potrebbe contribuire a offuscare la natura fondamentalmente nobile della condizione umana, alimentando la diffidenza e generando passività.

Una civiltà degna di un'umanità che sta raggiungendo la maturità non scaturirà dagli sforzi esercitati da un solo gruppo in particolare. Ogni membro della comunità globale deve poter trarre beneficio dai frutti della mente umana, indipendentemente dal fatto che si tratti di un accesso equo all'innovazione tecnologica o alla conoscenza generata attraverso la sua creazione. Ogni persona e ogni comunità deve avere l'opportunità di contribuire alla sua costruzione. L'accesso alle piattaforme nelle quali si prendono le decisioni sul benessere dell'umanità deve garantire l'intera gamma dei diversi punti di vista, un elemento essenziale della nostra unità.
 

Ogni membro della comunità globale deve poter trarre beneficio dai frutti della mente umana, indipendentemente dal fatto che si tratti di un accesso equo all’innovazione tecnologica o alla conoscenza generata attraverso la sua creazione.

Un percorso inclusivo
 

Quello che si richiede alle autorità di governo e alle comunità è la creazione a tutti i livelli di spazi destinati a un’analisi aperta e onesta dell’impatto, deliberato o meno, dei progetti di sviluppo, mantenendo gli elementi che favoriscono il progresso dell'intera famiglia umana e accantonando quelli che rafforzano abitudini e modelli di vita negativi. Gli utilizzatori delle tecnologie, talvolta percepiti come destinatari passivi di prodotti creati altrove, dovranno essere coinvolti attivamente nel processo di individuazione collettiva delle loro priorità e di consultazione sull'impatto delle tecnologie nel loro contesto. In questo modo, la creazione di processi istituzionali per sistematizzare l'apprendimento della tecnologia consentirà loro di contribuire a un crescente corpus di conoscenze a livello globale. A livello nazionale, sarà necessario capire come le tecnologie digitali possano essere regolamentate al meglio per dare espressione a obiettivi e valori più ampi della comunità,
 

Gli utilizzatori delle tecnologie, talvolta percepiti come destinatari passivi di prodotti creati altrove, dovranno essere coinvolti attivamente nel processo di individuazione collettiva delle loro priorità e di consultazione sull’impatto delle tecnologie nel loro contesto. 

offrendo al contempo l'accesso alla conoscenza. Inoltre, dato che la loro influenza trascende i confini nazionali, le politiche internazionali, guidate da principi di giustizia, universalità e dignità, saranno indispensabili per orientare la creazione, l’uso e la distribuzione responsabile delle tecnologie digitali. Oltretutto, riconoscendo che le piattaforme digitali sono sempre più utilizzate per prendere decisioni in materia di transizioni giuste, questi spazi dovranno accogliere una pluralità di voci. Come in molti altri settori, il cambiamento più grande sarà richiesto a coloro che hanno ampiamente beneficiato dei paradigmi prevalenti, per far posto a tecnologie più olistiche, giuste e adeguate.
 

Il cambiamento più grande sarà richiesto a coloro che hanno ampiamente beneficiato dei paradigmi prevalenti per far posto a tecnologie più olistiche, giuste e adeguate.

Le Nazioni Unite si trovano di fronte a un'opportunità unica per dimostrare quale potrebbe essere l’aspetto di un utilizzo costruttivo ed esplorativo della tecnologia e come potrebbe arricchire molteplici prospettive. L'ONU si rivelerà senza dubbio determinante nella creazione di spazi sociali e politici nei quali gli utenti della tecnologia siano in grado di avviare un dialogo significativo con i creatori della tecnologia e con i responsabili politici, per dibattere sulle implicazioni sociali e spirituali dei loro progetti, mettendo in discussione in particolare le motivazioni più profonde alla base delle innovazioni. Potrebbe anche facilitare la diffusione delle conoscenze create dagli attori di ogni livello. Queste importanti considerazioni potrebbero essere riesaminate periodicamente in spazi internazionali come questa Commissione.
 

L'umanità è proiettata verso un maggior grado di integrazione. Questo momento di transizione, accelerato dalla pandemia di coronavirus, rappresenta un'opportunità per attingere alla ricchezza del potenziale a nostra disposizione. Grazie alle tecnologie digitali e a un’autentica consultazione, disponiamo degli strumenti per garantire una transizione giusta. Abbiamo la capacità di consentire la partecipazione alle questioni cruciali sul futuro dell'umanità a coloro che storicamente ne sono stati esclusi. La vera prosperità diventa possibile quando a tutti i membri della famiglia umana viene offerta l'opportunità di contribuire al miglioramento del mondo e l'intera gamma delle capacità umane si esprime nel tracciare una vita significativa
 

La vera prosperità diventa possibile, quando a tutti i membri della famiglia umana viene offerta l'opportunità di contribuire al miglioramento del mondo e l'intera gamma delle capacità umane si esprime nel tracciare una vita significativa al di là di considerazioni puramente materialistiche.

al di là di considerazioni puramente materialistiche. E diventerà poi ancora più potente se il modo in cui ci avviciniamo agli strumenti delle tecnologie digitali servirà all'espressione di questo nobile scopo della prosperità umana. 

Se questi elementi saranno allineati, non esisterà alcun limite al potere dell'innovazione di creare un futuro che rifletta la più alta espressione delle aspirazioni dell'umanità.

Una governanza degna dell’umanità e del percorso verso un ordine globale giusto

Una governanza degna dell’umanità e del percorso verso un ordine globale giusto

New York—21 September 2020

Il 75° anniversario delle Nazioni Unite ricorre mentre la rapida evoluzione delle realtà globali ci sta aiutando a comprendere meglio l’interconnessione e l’interdipendenza dell’umanità. Fra i numerosi disagi prodotti e intensificati da una pandemia che sta travolgendo il mondo, si aprono numerose possibilità di un ragguardevole cambiamento sociale che porti stabilità al mondo e arricchisca la vita dei suoi abitanti. Nel corso della storia, i periodi di turbolenza hanno sempre offerto l’opportunità di ridefinire i valori collettivi e le loro ipotesi fondanti. Sta accadendo anche in questo momento. La varietà degli ambiti nei quali molti sistemi e approcci consolidati esigono una trasformazione radicale suggerisce quanto sarà critico il prossimo quarto di secolo, che separa il 75° anniversario dal centenario delle Nazioni Unite, nel determinare le sorti dell’umanità. Un crescente coro di voci chiede passi avanti decisivi nel percorso collettivo verso una pace duratura e universale. È una richiesta alla quale è doveroso rispondere.

La famiglia umana è una sola. È questa una verità ormai riconosciuta da moltitudini di persone in tutto il mondo. Le sue profonde ripercussioni sul nostro comportamento collettivo devono ora dare origine a un movimento coordinato verso livelli più alti di unità sociale e politica. Come Bahá’u’lláh ha dichiarato oltre un secolo fa: «La vera pace e la vera tranquillità si realizzeranno solo quando ogni anima vorrà il bene di tutto il genere umano». I pericoli di una comunità globale divisa contro se stessa sono troppo grandi per essere tollerati.

Il secolo scorso ha visto molti passi avanti, imperfetti, ma significativi, verso la costruzione delle basi di un ordine mondiale che garantisca la pace internazionale e la prosperità di tutti. Il primo serio tentativo di governanza globale dell’umanità, la Società delle Nazioni, ha retto per venticinque anni. Che le Nazioni Unite abbiano già triplicato la sua durata è quasi incredibile. Infatti, come struttura che coinvolge tutte le nazioni del mondo e come forum che consente al genere umano di esprimere la propria volontà comune, non ha paralleli. Tuttavia, i recenti eventi dimostrano che l’attuale organizzazione non è più sufficiente per affrontare l’incalzante successione di minacce sempre più interconnesse. L’integrazione e il coordinamento devono quindi essere ulteriormente ampliati. L’unica strada praticabile consiste in un sistema di crescente collaborazione globale. L’odierno anniversario è un momento propizio per incominciare a trovare un consenso su come la comunità internazionale potrà organizzarsi meglio e per considerare quali norme si dovranno adottare per misurare i progressi.

Negli ultimi anni, la valutazione ragionata degli accordi multilaterali è stata, a volte, soverchiata dal rifiuto dell’idea stessa di un ordine internazionale basato su regole. Ma questo periodo di reazione fa parte di processi storici più ampi che spingono la comunità globale verso un’unità più forte. In ogni fase della storia umana, livelli più complessi di integrazione diventano non solo possibili, ma necessari. Emergono sfide nuove e più pressanti e il corpo politico è costretto a elaborare nuovi accordi che rispondano alle esigenze del tempo con maggiore inclusività, coerenza e collaborazione. Le esigenze del momento presente stanno spingendo le attuali strutture che servono a facilitare le deliberazioni tra le nazioni, nonché i sistemi per la risoluzione dei conflitti al di là della loro possibile efficacia. Ci troviamo quindi a doverci accollare un compito decisivo: organizzare intenzionalmente i nostri affari con piena coscienza di essere un unico popolo in una patria comune.

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Riconoscere l’unità della famiglia umana non significa auspicare l’uniformità o rinunciare alla grande varietà dei nostri consolidati sistemi di governanza. Una reale comprensione dell’unità del genere umano comprende di per sé il concetto essenziale di diversità. Oggi è necessario un consenso stabile che, pur preservando i vari sistemi e le varie culture del mondo, incorpori una serie di valori e principi comuni capaci di ottenere il sostegno di tutte le nazioni. Un parziale accordo su questi principi e su queste norme condivise è già visibile negli ideali che ispirano alcune agende globali, come l’universalità dei diritti umani, l’imperativo dello sradicamento della povertà o la necessità di vivere entro limiti sostenibili dal punto di vista ambientale. Ma resta ancora molto da fare e dobbiamo ancora fare i conti con i difficili risvolti di questi ideali.

Un quadro che accolga un’ampia varietà di impostazioni, basato sull’impegno di conseguire l’unità e su un’etica condivisa della giustizia, consentirebbe di applicare principi comuni in innumerevoli disposizioni e formulazioni. All’interno di questo quadro, le differenze delle strutture politiche, dei sistemi giuridici e dell’organizzazione sociale non sarebbero punti di attrito, ma fonti di potenziali intuizioni di nuove soluzioni e di innovativi approcci. Se le nazioni si impegneranno a imparare le une dalle altre, radicate abitudini di contestazione e di biasimo potranno essere sostituite da una cultura di collaborazione e di ricerca e dalla volontà di accettare battute d’arresto e passi falsi come inevitabili aspetti del processo di apprendimento.

Il vero riconoscimento dell’interdipendenza globale richiede un autentico riguardo verso tutti, senza distinzioni. Ingannevolmente semplice, questo principio implica un radicale riordinamento delle priorità. Troppo spesso, la promozione del bene comune viene trattata come se fosse un obiettivo secondario, lodevole, sì, ma da perseguire solo dopo che siano stati garantiti altri interessi nazionali più ristretti. Questo atteggiamento deve cambiare, perché il benessere dei vari segmenti dell’umanità è indissolubilmente legato al benessere dell’insieme. Il punto di partenza delle consultazioni su qualsivoglia programma o politica dev’essere una disamina delle sue ripercussioni su ciascuno dei segmenti della società. Pertanto, quale che sia l’azione proposta, locale, nazionale o internazionale, nel valutarne i meriti i leader e i responsabili delle politiche devono porsi una domanda fondamentale: questa decisione, promuoverà il bene dell’umanità nella sua totalità?

Quali che siano stati i benefici scaturiti dalle passate concezioni della sovranità nazionale, le condizioni attuali esigono un approccio all’analisi e al processo decisionale molto più olistico e coerente. Quali saranno le ripercussioni globali delle politiche interne? Quali scelte contribuiscono alla prosperità condivisa e alla pace sostenibile? Quali passi promuovono la nobiltà e preservano la dignità umana? Man mano che la consapevolezza dell’unità del genere umano sarà sempre più presente nei processi decisionali, le nazioni scopriranno che è più facile vedersi come veri partner nella gestione del pianeta e nel garantire la prosperità dei suoi popoli.

Nell’esaminare l’impatto delle politiche di cui si stanno occupando, i leader devono pensare a quello che molti chiamerebbero spirito umano, quella qualità essenziale che cerca un significato e aspira alla trascendenza. In genere si è pensato che queste dimensioni meno tangibili dell’esistenza umana siano confinate nel regno della fede personale ed esulino dalle preoccupazioni dei responsabili politici e degli amministratori. Ma l’esperienza ha dimostrato che è impossibile ottenere il progresso per tutti se il progresso materiale viene separato da quello spirituale ed etico. Per esempio, la crescita economica degli ultimi decenni ha indiscutibilmente portato la prosperità a molte persone, ma con questa crescita disancorata dalla giustizia e dall’equità, alcuni hanno beneficiato dei suoi frutti in modo sproporzionato e i più si trovano in condizioni precarie. Coloro che vivono in povertà sono maggiormente a rischio in qualsiasi flessione dell’economia mondiale, cosa che esacerba le disparità esistenti e intensifica le sofferenze. Ogni tentativo di far progredire la società, anche se riguarda soltanto gli aspetti materiali, si basa su presupposti morali di fondo. Ogni politica riflette convinzioni sulla natura umana, i valori che muovono i vari scopi sociali e il modo in cui i diritti e i doveri si influenzano reciprocamente. Questi presupposti determinano fino a che punto una qualsiasi decisione produrrà un beneficio universale e pertanto devono essere oggetto di un esame attento e onesto. Solo assicurando che il progresso materiale sia coscientemente legato a quello spirituale e sociale sarà possibile realizzare la promessa di un mondo migliore.

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Il movimento verso relazioni internazionali più coordinate e genuinamente improntate alla collaborazione richiederà prima o poi un processo in cui i leader mondiali si riuniscano per riformulare e ricostituire l’ordine globale. Infatti, alla luce delle ovvie e serie sfide che l’umanità deve affrontare, quella che una volta era vista come una visione idealistica della collaborazione internazionale è diventata una necessità pragmatica. L’efficacia dei passi in questa direzione dipenderà dall’abbandono di logori modelli di punti morti e vicoli ciechi a favore di un’etica civica globale. I processi deliberativi dovranno essere più magnanimi, ragionati e cordiali, che non siano motivati dall’attaccamento a posizioni radicate e interessi meschini, ma dalla ricerca collettiva di una comprensione più profonda di questioni complesse. Qualunque obiettivo incompatibile con il perseguimento del bene comune dovrà essere accantonato. Fino a quando questa non sarà l’etica dominante, ogni progresso duraturo si dimostrerà irraggiungibile.

Questa posizione rafforza una visione del progresso come fenomeno processuale, caratterizzato da un graduale consolidamento dei punti di forza e da una costante risposta a realtà evolventi. E man mano che crescerà la capacità collettiva di entrare razionalmente e spassionatamente nel merito delle varie proposte, si dovrà ulteriormente discutere su una lunga serie di riforme. Ad esempio, l’istituzione di una seconda camera dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, i cui rappresentanti siano eletti direttamente, una cosiddetta assemblea parlamentare mondiale, potrebbe sarà fondamentale per rafforzare la legittimità di quell’organismo globale agli occhi della gente e irrobustire i suoi legami con essa. Un consiglio mondiale che si occupi degli affari futuri potrebbe istituzionalizzare l’attenta valutazione dell’impatto che le politiche possono avere sulle generazioni a venire e prestare attenzione a una serie di questioni come la preparazione alle crisi globali, l’uso delle tecnologie emergenti o il futuro dell’istruzione e dell’occupazione.

Un rafforzamento del quadro giuridico relativo al mondo naturale darebbe coerenza e vigore ai regimi della biodiversità, del clima e dell’ambiente e fornirebbe una solida base a un sistema di gestione comune delle risorse del pianeta. Una riforma delle infrastrutture generali per la promozione e il mantenimento della pace, compresa una riorganizzazione del Consiglio di sicurezza stesso, permetterebbe ai ben noti modelli di paralisi e immobilismo di cedere il passo a risposte più decise alle minacce di conflitto. Queste iniziative, o altre innovazioni del genere, richiederebbero una riflessione molto mirata e sarebbe necessario ottenere un consenso generale a favore di ciascuna di esse per una loro accettazione e legittimazione. Naturalmente, esse non sarebbero di per sé sufficienti a soddisfare i bisogni dell’umanità. Tuttavia, essendo comunque un miglioramento rispetto a ciò che esiste oggi, ciascuna di esse potrebbe a proprio modo contribuire a promuovere un processo di crescita e di sviluppo realmente trasformativo.

Il mondo che la comunità internazionale intendeva costruire, un mondo in cui la violenza e la corruzione cedessero il posto alla pace e al buon governo, per esempio, e la parità fra le donne e gli uomini permeasse ogni aspetto della vita sociale, non esiste ancora. Il progresso verso gli obiettivi sanciti dalle agende globali richiede quindi un consapevole orientamento verso la sperimentazione, la ricerca, l’innovazione e la creatività. Via via che questi processi evolveranno, il quadro morale già definito dalla Carta delle Nazioni Unite dovrà essere applicato con crescente fedeltà. L’osservanza del diritto internazionale, il rispetto dei diritti umani fondamentali, l’adesione ai trattati e agli accordi – solo nella misura in cui questi impegni verranno onorati nella pratica le Nazioni Unite e i suoi Stati membri potranno mostrare un modello di integrità e di affidabilità ai cittadini del mondo. A parte questo, nessuna riorganizzazione amministrativa risolverà le innumerevoli annose sfide di fronte alle quali ci troviamo. Come afferma Bahá’u’lláh: «Le parole devono essere suffragate dalle azioni, perché le azioni sono la vera dimostrazione delle parole».

***

Gli ultimi anni del primo secolo delle Nazioni Unite saranno un periodo di enormi opportunità. La collaborazione è possibile in dimensioni che in epoche passate non si potevano nemmeno sognare, aprendo inaudite prospettive di progresso. Tuttavia, se non si conseguirà un accordo a sostegno di un coordinamento globale efficace, si andrà incontro al rischio di conseguenze potenzialmente catastrofiche, ben più gravi di quelle prodotte dai recenti disagi. Il compito che incombe sulla comunità delle nazioni, quindi, è quello di garantire che il meccanismo della politica e del potere internazionale si orienti sempre più decisamente verso la collaborazione e l’unità.

In questa ricorrenza del centenario delle Nazioni Unite, non sarebbe possibile che tutti gli abitanti della nostra patria comune abbiano la certezza che noi abbiamo avviato un processo realistico per costruire l’ordine globale necessario per sostenere il progresso anche nei prossimi secoli? Questa è la speranza della Bahá’í International Community e la meta per la quale essa lavora. Rinnoviamo il toccante appello che molto tempo fa Bahá’u’lláh rivolse ai leader e agli arbitri degli affari umani: «Si consiglino e, dopo matura e sollecita deliberazione, somministrino il rimedio adatto a codesto mondo infermo e profondamente angustiato».

Sviluppare nuove dinamiche di potere per trasformare le strutture della società

Sviluppare nuove dinamiche di potere per trasformare le strutture della società

Dichiarazione alla 64ª Commissione sullo status delle donne

New York—21 February 2020

Dopo la Quarta Conferenza mondiale sulle donne, è il venticinquesimo anniversario della Dichiarazione e della Piattaforma d'azione di Pechino che offre un'occasione speciale per analizzare le strutture sociali e le dinamiche di potere che ostacolano la piena espressione della parità di genere. Indubbiamente, nella maggior parte dei Paesi sono stati fatti notevoli passi avanti in molti settori, come per esempio il progresso dei diritti delle donne nei quadri giuridici e politici e l'estensione dell'accesso delle ragazze all'istruzione. Forse una delle più importanti pietre miliari raggiunte è stato il riconoscimento quasi universale dell’uguaglianza tra donne e uomini. Tuttavia, seppure l'ideale dell'uguaglianza sia generalmente riconosciuto, è ben lungi dall’essere realizzato in ogni aspetto della vita. In effetti, il consolidamento delle conquiste già ottenute ha recentemente subito una serie di battute d'arresto in tutto il mondo, a dimostrazione della vulnerabilità delle iniziative che ricorrono ai metodi contraddittori propri delle stesse strutture ostacolanti il progresso delle donne. È necessaria una disamina approfondita dell'attuale assetto della società al fine di individuare gli impedimenti che si frappongono all'uguaglianza e alle opportunità per la sua prosperità. In definitiva, per il pieno conseguimento della parità di genere, è necessaria una riconversione della società basata su ideali di unità, concordia e giustizia.
 

"In definitiva, per il pieno conseguimento della parità di genere, è necessaria una riconversione della società basata su ideali di unità, concordia e giustizia".
 

Se inquadrata in un contesto più ampio, la discriminazione della donna è uno dei molteplici sintomi di un ordine sociale malato. Le dinamiche della dominazione e della contrapposizione sono arrivate a definire molte relazioni umane, comprese quelle tra donne e uomini. L’impegno profuso per conseguire la parità di genere viene spesso classificato come lotta per il potere. Nella sua forma conflittuale,

"Il genere umano nel suo insieme ha sofferto terribilmente per essere stato privato della partecipazione delle donne sulla scacchiera della civiltà".
 

il potere genera disuguaglianza, violenza e sfruttamento e non può essere facilmente orientato verso il bene comune o interpersonale. In un sistema congegnato come un gioco a somma zero, può essere giustificata la lotta per l'accesso a risorse limitate e per posizioni di privilegio. Ma il paradigma a somma zero è l'apice dell'organizzazione sociale? È possibile creare sistemi e strutture che permettano a tutti di prosperare contemporaneamente? Quali espressioni di potere darebbero origine a sistemi e strutture di questo tipo?

Gli insegnamenti bahá'í sostengono che tutti gli esseri umani sono stati creati per portare avanti una civiltà in continuo progresso e che ogni essere umano possiede una serie di doti sacre, come la coscienza, il cuore e l'anima, che gli permettono di farlo. L'anima non ha genere e quindi i pregiudizi contro le donne non hanno alcun fondamento nella realtà spirituale. Il genere umano nel suo insieme ha sofferto terribilmente per essere stato privato della partecipazione delle donne sulla scacchiera della civiltà. Lavorando insieme come partner e collaboratori, donne e uomini possono imparare a ispirarsi a espressioni costruttive del potere che rafforzino il loro impegno volto alla costruzione di una società giusta ed equa. La ricostruzione delle strutture sociali a beneficio di tutto il genere umano verrebbe resa possibile da una forma generativa e costruttiva di potere che implica il ricorso alle capacità dello spirito umano e della collettività. In questo modo, il miglioramento del singolo contribuirebbe al miglioramento di tutti e il benessere della collettività assicurerebbe il benessere della singola persona. È fondamentale che si stabiliscano modelli di relazione giusti e cooperativi tra le persone, i gruppi e le comunità, e tra le persone e le istituzioni della società.

L'educazione è una delle soluzioni essenziali che consentirà la definizione di modelli di relazione commisurati ai bisogni dell'umanità. Alcuni modelli educativi inculcano nei bambini le norme e le logiche deleterie dei sistemi esistenti. Non è questo, naturalmente, il tipo di educazione a cui ci si riferisce. È necessario che le Nazioni Unite e gli Stati membri investano in processi educativi che tengano conto dello sviluppo delle capacità intellettuali e spirituali degli esseri umani. Questi modelli devono promuovere l’unità del genere umano e l'uguaglianza tra donne e uomini. Devono pure

"La ricostruzione delle strutture sociali a beneficio di tutto il  genere umano verrebbe resa possibile da una forma generativa e costruttiva di potere che implica il ricorso alle capacità dello spirito umano e della collettività".

aiutare i bambini a sviluppare un amore sincero verso tutti gli esseri umani, un orientamento al servizio che li agevolerà nel tempo ad affrontare le sfide con pazienza e risolutezza, una visione del futuro che li motiverà a lavorare nelle loro comunità locali per la trasformazione di costumi e valori malsani che ostacolano il progresso, e un atteggiamento di umiltà che permetterà loro di essere aperti nei confronti degli altrui punti di vista e liberi da un rigido attaccamento alle proprie opinioni e ai propri metodi. Devono avere a disposizione svariate opportunità per impegnarsi in spazi collettivi e consultivi nei quali possano esaminare la realtà in modo obiettivo insieme con i loro compagni di comunità e prendere in considerazione modi concreti per migliorare le loro località e il loro ambiente. 

Il ruolo delle Nazioni Unite nel valorizzare i poteri collettivi dell'umanità

Dalla Quarta Conferenza mondiale sulle Donne del 1995, il discorso in sede ONU sulla promozione della parità di genere si è concentrato in gran parte sull'espansione dell'accesso al potere all'interno delle attuali strutture squilibrate. Questo processo non è riuscito ad appianare completamente disuguaglianze che si sono tramandate e rafforzate di generazione in generazione. Coloro che sono maggiormente favoriti dall'attuale assetto della società possono mostrarsi riluttanti a lavorare per la trasformazione totale di un sistema che percepiscono come un valore. Pertanto, diventa indispensabile creare spazi e opportunità che consentano ai popoli del mondo di partecipare ai processi di cambiamento sociale a ogni livello della società.

Molte delle popolazioni il cui contributo è stato sottovalutato credono in una dimensione spirituale dell'esistenza e cercano soluzioni morali alle crisi di corruzione, avidità e oppressione. L'allontanamento dall'etica e dalla morale ha esacerbato i mali sociali e ha rallentato i progressi che si potrebbero realizzare sfruttando al contempo poteri spirituali e materiali. Un'idea che molti stanno mettendo in discussione è che l'uguaglianza possa essere stabilita solo attraverso mezzi materiali e che la sua espressione sia da ricercare in indicatori puramente materiali. 

Mentre le risorse materiali possono essere limitate, molte risorse immateriali sono illimitate e accessibili a tutti. Tra queste rientrano la creatività e l'immaginazione, la consultazione e la volontà, il discernimento e l'intuizione, e il potere dell'azione unitaria e concertata. Alle Nazioni Unite, il discorso sulla parità di genere verrebbe rafforzato dalla creazione di strutture più inclusive, basate su scambio e apprendimento reciproci, che alimentino e facciano confluire i poteri dello spirito umano.

 

"Alle Nazioni Unite, il discorso sulla parità di genere verrebbe rafforzato dalla creazione di strutture più inclusive, basate su scambio e apprendimento reciproci, che alimentino e facciano confluire i poteri dello spirito umano".

 

Un’efficace realizzazione degli obiettivi e delle strutture concordati in seno alle Nazioni Unite è possibile solo attraverso l'azione locale. Se le comunità costituiscono lo scenario primario per l'azione, i membri della comunità non possono essere esclusi dai processi decisionali che riguardano il loro stesso benessere. È fondamentale che le donne abbiano voce in capitolo nel determinare il processo di sviluppo della parità nelle loro società. Gli uomini devono sempre accogliere il parere delle donne e non tralasciare di chiederlo, riconoscendo che il benessere dell'umanità dipende dalla loro piena partecipazione. È indispensabile che le donne siano pienamente coinvolte negli spazi e nei processi in cui si prendono le decisioni sul benessere delle nazioni, delle genti e delle comunità. Per questo occorre, a qualsiasi livello di governance, un audace cambiamento di visione e di prospettiva fondato sulla ferma convinzione che il benessere di tutti può essere garantito solo attraverso l'indefettibile impegno dei leader mondiali per il miglioramento dell'umanità nel suo insieme. Una parità di genere duratura si può realizzare solo facendo leva sui punti di forza esistenti e rifuggendo dalle credenze, dalle norme culturali e dalle usanze obsolete che non hanno giovato ai migliori interessi dell'umanità.

"Una parità di genere duratura si può realizzare solo facendo leva sui punti di forza esistenti e rifuggendo dalle credenze, dalle norme culturali e dalle usanze obsolete che non hanno giovato ai migliori interessi dell’umanità”

Quali sono le credenze, le norme e le usanze che le Nazioni Unite, i governi e la società civile dovranno adottare nei prossimi venticinque anni per stabilire una più sostanziale parità di genere? Se le attuali espressioni conflittuali del potere hanno esaurito la loro utilità, come possiamo essere sicuri che gli strumenti in nostro possesso siano coerenti con le finalità cui miriamo? In definitiva, aspiriamo a un mondo sano, giusto, diversificato ma unito, e che offra a tutti i suoi abitanti opportunità di crescita e di prosperità. La realizzazione di un mondo siffatto è possibile solo se le donne lavorano a questo scopo a fianco degli uomini.

Verso la prosperità Il ruolo delle donne e degli uomini nella costruzione di una fiorente civiltà mondiale

Verso la prosperità Il ruolo delle donne e degli uomini nella costruzione di una fiorente civiltà mondiale

Il contributo della Bahá'í International Community alla 61ª Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne

New York—3 March 2017

Sui leader del mondo grava un fardello non certo invidiabile. Devono provvedere al benessere dei cittadini, preferendoli a sé stessi, ricusando modelli obsoleti che enfatizzano gli egoismi e favoriscono squilibri di potere. Devono porsi le domande giuste e, cosa fondamentale, incominciare a rispondere. Per esempio: quali sono gli elementi del nostro sistema economico che lo rendono estremamente disfunzionale? Per quale motivo le donne sono perlopiù escluse dai processi decisionali importanti quando la loro partecipazione andrebbe a beneficio di tutti? Come possiamo arginare l'ondata di crescente disuguaglianza che mina la stabilità delle nazioni? Come possiamo investire nel benessere delle nuove generazioni, dando loro tutte le opportunità di percorrere un cammino molto più significativo e molto meno insidioso di quello che abbiamo percorso noi?

Donne e uomini sono uguali e lo sono sempre stati. Questa è una verità spirituale la cui espressione nel mondo è stata soppressa per la maggior parte della storia, anche a causa di sbilanciamenti nei sistemi e nelle strutture che hanno a lungo favorito il progresso e la partecipazione degli uomini a discapito delle donne. Nonostante l'uguaglianza tra donne e uomini sia sempre più riconosciuta, ciò non elimina automaticamente gli impedimenti che possono ostacolare la sua espressione in ogni dimensione della vita. Mentre gli Stati membri si riuniscono per consultarsi sull'emancipazione economica delle donne in un mondo del lavoro in continuo cambiamento, cogliamo questa occasione per esprimere alcune considerazioni sulla natura stessa della prosperità, dando per scontato che essa sia al contempo l'obiettivo dell'attività economica e il risultato di un progresso reale.

Donne e uomini sono uguali e lo sono sempre stati. Questa
è una verità spirituale la cui espressione nel mondo è
stata soppressa per la maggior parte della storia.   

Si sono compiuti progressi significativi in termini di accesso all'istruzione e di creazione di ambienti nei quali le donne possano prosperare insieme agli uomini, ma molto resta ancora da fare. L'ingiustizia sistemica e strutturale continua a soffocare il potenziale delle donne, facendo precipitare l'umanità in una crisi dopo l'altra. Fintantoché queste disuguaglianze non saranno completamente sradicate dal tessuto della società, l'umanità rimarrà impantanata nei conflitti, nella disperazione, nella confusione e nello squilibrio che contraddistinguono ormai gran parte della vita moderna. Sebbene il cammino verso la prosperità presenti molti ostacoli, esso è anche lastricato di speranza.

Nella civiltà mondiale alla quale l'umanità aspira, le dimensioni materiali e spirituali della vita sono in armonia e gli aspetti materiali della civiltà, come il commercio e la governance, sono pervasi da principi spirituali, quali l'equità e la giustizia. Naturalmente, la potenza e il vigore di una civiltà dipendono dalla forza delle sue componenti. A questo proposito c'è molto da dire sulle qualità che regolano le relazioni tra le singole persone, le istituzioni e gli altri elementi costitutivi della società.

Gli ordini economici e geopolitici prevalenti sono contraddistinti da conflitti e aggressività a tal punto che molti si sono arresi all'idea dell’ineluttabilità di queste caratteristiche nella natura umana. Se da un lato gli esseri umani sono capaci di violenza, egoismo, codardia e competizione, dall'altro hanno ripetutamente dimostrato la loro capacità di essere gentili, di preferire gli altri a sé stessi, di compiere atti di valore con immensi costi personali e di cooperare laddove la competizione è la norma. Quanto più prevarrebbero queste nobili tendenze se i governi stanziassero risorse consistenti per nutrire

Se da un lato l'uguaglianza tra donne e uomini viene sempre più riconosciuta, dall'altro ciò non elimina automaticamente gli impedimenti che possono ostacolare la sua espressione in ogni dimensione della vita.

la natura superiore dei loro cittadini, concentrando intensi processi di apprendimento su come sviluppare e sprigionare i loro latenti poteri spirituali e morali? Inoltre, le dinamiche che oggi definiscono le relazioni di potere devono essere riformulate alla luce di una autentica comprensione dell'unità del genere umano, affinché tutte le persone abbiano l'opportunità di condurre una vita piena di significato. Cambiamenti di questa portata saranno, comprensibilmente, difficili da realizzare e richiederanno visione e sacrificio, oltre che l’impegno a lungo termine dei leader e dei cittadini del mondo. 

Una civiltà mondiale fiorente si avvarrà della partecipazione di tutte le persone le cui capacità e i cui talenti andranno armonizzati con le esigenze del bene comune. Ciò sarà sempre più possibile quanto più tutti i bambini avranno accesso a un’istruzione di qualità che li aiuti a sviluppare le loro capacità intellettuali e morali. Inoltre, poiché le donne sono le prime educatrici delle nuove generazioni, sarà necessario privilegiare le loro opportunità educative in tutte le comunità. Le qualità premurose e concilianti che le donne possono apportare alla forza lavoro, anzi, a ogni ambito della vita, sono state a lungo sottovalutate e di conseguenza l'umanità ne ha sofferto. Ma siamo in grado di prevedere i frutti che matureranno allorché apparirà una vera collaborazione tra uomini e donne in ogni aspetto della vita? L'umanità può essere paragonata a un uccello con due ali, il maschio e la femmina, che ha stentato a spiccare il volo perché l'ala femminile è stata soppressa per tanto tempo. Chi può immaginare appieno le grandi altezze a cui l'umanità si eleverà quando entrambe le ali saranno coordinate e forti?

Il periodo della giovinezza è un periodo di incommensurabile importanza nella vita di ogni essere umano. È un periodo della vita dotato di possibilità speciali. È un tempo di preparazione e di azione durante il quale i giovani possono sviluppare un orientamento al servizio e un senso di 

Poiché le donne sono le prime educatrici delle nuove generazioni,
sarà necessario privilegiare le loro opportunità educative in tutte le comunità.

responsabilità sociale che li accompagnerà per tutta la vita. Né l'uno né l'altro sono realizzabili senza un tipo speciale di educazione. Proprio questa può fare la differenza tra un giovanotto che rispetta le sue controparti femminili e uno che le maltratta. L'educazione a questi atteggiamenti avviene in casa, nelle scuole, nelle comunità e nella miriade di ambienti sociali in cui si svolge la vita.

La famiglia è un ambiente sociale fondamentale all'interno del quale ha luogo l'educazione formativa. A questo proposito, è necessario un serio approfondimento sull'organizzazione delle società in modo da non escludere le donne da una partecipazione significativa al lavoro, nel caso in cui decidano di dedicare un periodo specifico della loro vita all'educazione dei figli. Per contro, è importante riconoscere il ruolo importante dei padri nella vita delle loro famiglie e perciò merita particolare considerazione la loro capacità di impegnarsi in modo sostanziale in questo ambito.

È all’interno della famiglia che s’imposta in gran parte la disciplina che regola i nostri rapporti con il mondo. La tendenza a essere ingiusti o giusti, ad agire con violenza o con gentilezza, a essere disonesti o affidabili, si sviluppa solitamente all’interno delle mura domestiche. Queste abitudini vengono poi trasferite in ogni interazione sociale, diventando ostacoli o trampolini di lancio per il progresso e lacerando o realizzando il tessuto stesso della società. Per esempio, se si permette ai fratelli di spadroneggiare sulle sorelle si forma un'abitudine che verrà trasmessa dal soggiorno all'aula scolastica, al posto di lavoro e, infine, allo scenario internazionale. Al contrario, il coinvolgimento delle figlie nei processi decisionali e l’incoraggiamento dei figli maschi a prendersi cura della casa sono elementi che sviluppano il carattere. I bambini imparano che le facoltà intellettuali dei ragazzi e delle ragazze sono fondamentali, che le qualità di accudimento, per le quali le donne sono rinomate, sono altrettanto encomiabili se dimostrate dagli uomini.

Al contrario, il coinvolgimento delle figlie nei processi decisionali e l’incoraggiamento dei figli maschi a prendersi cura della casa sono elementi che sviluppano il carattere. 

Per quanto riguarda i programmi educativi più formali, occorre tenere presente l’importanza di questa fase della vita. I giovani incominciano a comprendere il loro ruolo nella società in ogni aspetto della vita, compresa la vita economica delle loro comunità. Per far sì che le nuove generazioni non si limitino a lavorare all'interno di un sistema malato, ma contribuiscano gradualmente alla creazione di un sistema prospero, è necessario coltivare precocemente le capacità fondamentali.

In primo luogo, la loro educazione deve essere completa per rispondere alle loro crescenti facoltà spirituali, fisiche e intellettuali. Un principio chiave che deve essere insegnato fin dalla più tenera età è l'unità del genere umano. In questo contesto, va sottolineata l'uguaglianza tra donne e uomini. I giovani vedono le contraddizioni del mondo. Solo parole e concetti non possono cancellare tutti i messaggi, spesso nocivi, che li tempestano da ogni parte. Per questo motivo, può tornare utile all’intera comunità l'inclusione di contenuti pratici grazie ai quali ragazzi e ragazze possano lavorare fianco a fianco per identificare le sfide del loro ambiente sociale e consultarsi sui piani per affrontarle. Allo stesso modo, se vengono accompagnate da membri più esperti e fidati delle rispettive comunità per compiere atti di servizio, lasciando loro un margine di manovra per individuare i bisogni e progettare piani di sempre maggiore complessità nel corso del tempo, le nuove generazioni sono aiutate a sviluppare nuovi e sani modelli di pensiero e di azione. Fin da piccoli, i giovani impareranno che la vera leadership è caratterizzata da un servizio disinteressato, è sostenuta da ragazzi e ragazze in egual misura e si ottiene attraverso la consultazione, la cooperazione e l'impegno nelle azioni a lungo termine.

Un principio chiave che deve essere insegnato fin dalla più tenera età
è l'unità del genere umano. In questo contesto, va sottolineata l'uguaglianza tra
donne e uomini.

La Bahá'í International Community spera che i leader mondiali riflettano seriamente non solo su come l'attuale sistema economico possa ricevere un contributo più significativo dalle donne, ma anche su come le nuove generazioni possano essere aiutate a costruirne uno nuovo.

 

Sprigionare le capacità umane come motore dello sviluppo sociale

Sprigionare le capacità umane come motore dello sviluppo sociale

Dichiarazione della Bahá'í International Community alla 53a sessione della Commissione per lo sviluppo sociale

New York—3 February 2015

Nel momento in cui gli Stati membri non solo riflettono sui progressi compiuti dal Vertice mondiale per lo sviluppo sociale di Copenaghen del 1995, ma gettano anche le basi per la prossima agenda sullo sviluppo globale, è più importante che mai un ripensamento dello sviluppo sociale. A questo proposito, sarà fondamentale riformulare il ruolo delle capacità umane nel miglioramento della società. Occorrono riforme strutturali in molti settori. Ad ogni modo, sono le persone che applicano le norme o le ignorano, che traducono i piani in azione o rimangono in disparte, che mantengono le posizioni di autorità o ne abusano. La capacità delle persone – a livello individuale e come membri di comunità e istituzioni – di realizzare qualcosa che apprezzano collettivamente è quindi un mezzo indispensabile per raggiungere gli obiettivi centrali della Commissione: sradicare la povertà, promuovere la piena occupazione e favorire l'integrazione sociale. 

Il discorso contemporaneo non manca affatto di apprezzare la dimensione umana. Per esempio, nel suo recente rapporto di sintesi sull'agenda post-2015, il Segretario generale osserva che le sfide che la comunità globale deve affrontare «non sono una casualità della natura o il risultato di fenomeni al di fuori del nostro controllo. Sono il risultato delle azioni e delle omissioni delle persone». La sua relazione sul tema prioritario di questa Commissione rileva analogamente che «in termini sia economici che sociali, le politiche e gli  investimenti più produttivi sono stati quelli che hanno consentito alle persone di ottimizzare le proprie capacità, risorse e opportunità».

Tuttavia, quando prende in considerazione gli strumenti d’attuazione, la relazione di sintesi dedica trentuno paragrafi ai finanziamenti e nove alla tecnologia, mentre ne dedica solo quattro alla capacità istituzionale e appena uno ciascuno al volontariato e alla cultura. È evidente che le risorse finanziarie e tecnologiche saranno fondamentali per lo sviluppo globale: entrambe dovranno essere generate in modo molto più consistente e distribuite in modo molto più equo se si vuole che il progresso vada avanti. Ma fin troppo spesso il cambiamento viene attribuito quasi esclusivamente alle istituzioni e alle strutture, limitando così il potere e l'azione degli individui e delle comunità. Le persone sono al centro dell'agenda, e questa è una grande vittoria del Vertice mondiale. Occorre, tuttavia, fare attenzione a non trattare le persone principalmente come oggetti passivi da sviluppare, piuttosto che come promotori attivi a pieno titolo.

Come sarà possibile promuovere il benessere umano negli innumerevoli e variegati contesti del pianeta? Come si potranno estendere le iniziative al di fuori delle capitali e dei centri abitati per raggiungere le innumerevoli aree rurali nelle quali risiede quasi la metà della popolazione mondiale? Chi si occuperà di questo lavoro? Come saranno sostenute queste persone? I governi nazionali hanno una responsabilità speciale in questo campo, e gli obblighi e gli impegni legati all'attuale ordine mondiale non possono essere trascurati impunemente. Ma l'azione dei governi da sola non è sufficiente. Come ha osservato il Segretario generale nel rapporto di sintesi: «Se vogliamo avere successo, la nuova agenda non può rimanere dominio esclusivo delle istituzioni e dei governi. Deve essere accettata dalle persone».

Per sfruttare più efficacemente il potenziale costruttivo dell'umanità, è necessario mettere in discussione il concetto che l'accesso alle risorse finanziarie sia un requisito indispensabile per dare un contributo rilevante alla società. La ricchezza materiale è spesso equiparata alla capacità, esplicita o implicita, nel pensiero e nel discorso sullo sviluppo. Si presume che coloro che dispongono di maggiori patrimoni finanziari siano in generale dotati di maggiori risorse. Si ritiene che siano i motori dello sviluppo, la fonte del progresso, mentre gli altri sono relegati a funzioni secondarie, se non esclusi del tutto. La povertà estrema impone ovviamente innumerevoli difficoltà e limitazioni e deve essere sradicata per ragioni sia pragmatiche che morali. Tuttavia, la capacità finanziaria non è sinonimo della capacità umana necessaria per promuovere una trasformazione sociale costruttiva. Non c'è alcuna garanzia, per esempio, che chi vive nell'agiatezza stia assumendo un ruolo attivo al miglioramento dell'umanità. Per contro, non sono certamente prive di significato e d’impatto le azioni intraprese da coloro che sono in  condizioni di indigenza materiale per aiutare la propria comunità. A qualsiasi livello di ricchezza, la capacità umana è definita non solo dal potenziale di raggiungere gli obiettivi, ma anche dalla volontà di intraprendere le azioni necessarie.
Fare leva sulle capacità umane per il miglioramento della società ha quindi a che fare non solo con ciò che le persone sono in grado di fare, ma anche con ciò che effettivamente scelgono di fare. E nessun popolo, cultura o gruppo economico ha il monopolio della scelta di dedicare le proprie capacità al bene comune.

Il rapporto del Segretario generale sul tema di questa Commissione rileva che 3,8 miliardi di persone, circa il 53% dell'attuale popolazione mondiale, vivono con meno di quattro dollari al giorno. Sebbene la misurazione della povertà in dollari sia per sua natura problematica, questa è comunque una realtà le cui implicazioni non possono più essere ignorate. Il numero di coloro che dispongono di mezzi materiali limitati è di gran lunga superiore a quello di chi vive nell'abbondanza e non si può più immaginare realisticamente che un piccolo segmento dell'umanità sia in grado, da solo, di far progredire tutto il resto. A questo punto dello sviluppo della comunità mondiale, una prospettiva del genere non è né realizzabile, né auspicabile. Se non altro in termini numerici, l’insieme dei talenti di diversi miliardi di persone costituisce un serbatoio fenomenale di risorse per un cambiamento costruttivo, che è rimasto finora in gran parte inutilizzato. Per questo motivo, le iniziative volte a riformulare e a rafforzare lo sviluppo sociale nel mondo contemporaneo devono far sì che il contributo di coloro che sono stati tradizionalmente trattati per lo più come destinatari passivi degli aiuti sia integrato in modo significativo nei processi globali di sviluppo.

Un impegno in questo senso sarà fondamentale per mobilitare tutte le risorse disponibili verso lo sviluppo globale. Inoltre, al di là di ogni considerazione pratica, la partecipazione al progresso della società è significativa anche di per sé. Essere concretamente al servizio del prossimo, lavorare in collaborazione per raggiungere obiettivi meritevoli, impiegare le capacità personali per perseguire il bene comune: tutti questi fattori sono fonti intrinseche di elevazione e soddisfazione umana. Sono caratteristiche che definiscono il concetto di "sviluppo", sia individuale che sociale, e non hanno bisogno di altre giustificazioni. La formulazione di obiettivi per il progresso della civiltà e la loro realizzazione è quindi un compito che in definitiva dovrà essere perseguito non solo da gruppi di lavoro, commissioni e comitati di alto livello, ma anche da un numero sempre maggiore di fattorie e angoli di strada, di consigli di villaggio e di riunioni di quartiere di tutto il mondo. In questo modo il genere umano incomincerà ad assumersi la responsabilità del proprio destino comune.

Poiché molti di questi concetti vengono messi in pratica a livello locale, la loro applicazione ai processi intergovernativi di cui si occupa la Commissione può risultare complessa. Vorremmo quindi offrire una serie di suggerimenti da prendere in considerazione. In particolare, gli obiettivi di sviluppo dovrebbero:

 trattare le risorse umane necessarie per realizzare un progresso trasformativo globale in modo altrettanto incisivo di quelle finanziarie e tecnologiche richieste.
∙ rendere la creazione di capacità in grado di contribuire al progresso sociale una priorità nella formulazione degli obiettivi a livello internazionale, nella pianificazione degli interventi a livello nazionale e nel monitoraggio a ogni livello dei progressi conseguiti.
∙ privilegiare la partecipazione universale alle iniziative per lo sviluppo locale, indipendentemente dalle categorie demografiche, come il sesso, l'età, la razza, l'etnia e la religione.
∙ lasciare uno spazio sufficiente per le politiche e le relazioni, affinché le iniziative di costruzione e di valorizzazione delle capacità si sviluppino in modo organico e rispondano alle circostanze locali.

Vent'anni fa, lo sviluppo ha fatto un grande passo avanti quando il Vertice mondiale ha dato un "volto umano" a un discorso che in precedenza era incentrato sulla crescita economica e sugli adeguamenti strutturali. I progressi in questo ambito continuano ancora oggi, poiché gli Stati membri sono impegnati nella riformulazione e nel rafforzamento dello sviluppo sociale del mondo contemporaneo. Gli obiettivi presi in considerazione – quelli delineati per la prima volta a Copenaghen, oltre ai molti altri proposti nel processo post-2015 – richiederanno la mobilitazione di risorse in proporzioni mai tentate prima. Richiedono inoltre una chiara comprensione del tipo di risorse con cui è possibile ottenere il progresso.
La Bahá'í International Community spera che i concetti esposti in questo
documento facilitino una continua analisi sul modo in cui i talenti e le capacità dei popoli del mondo costituiscano gli strumenti fondamentali per realizzare questa importante opera. A questo proposito, accogliamo con favore qualsiasi punto di vista sull’ampio sfruttamento delle capacità umane come mezzo per il progresso della civiltà.

Verso un discorso nuovo su religione e parità di genere

Verso un discorso nuovo su religione e parità di genere

Dichiarazione della Bahá'í International Community alla 59ª sessione della Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne e in occasione del 20° anniversario della Quarta conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne

New York—1 February 2015

Mentre gli Stati membri si riuniscono per esaminare i progressi compiuti nell'attuazione della Dichiarazione e della Piattaforma d’azione di Pechino e per trattare la questione della parità di genere nell’agenda di sviluppo post-2015, è giunto il momento per un dibattito serio sul ruolo della religione nel promuovere l'uguaglianza tra donne e uomini. La religione, come fondamento di una mobilitazione sociale e politica, è una realtà che deve essere presa in esame apertamente. La presenza costante della religione nella vita e nell'identità delle persone non può più essere ignorata. Se si vuole che svolga un ruolo costruttivo nella società, è necessario riconsiderare il concetto stesso di religione, la sua natura e il suo scopo. Dobbiamo essere pronti a disfarci delle etichette che ci hanno ingabbiato in dibattiti conflittuali del tipo "laico vs. religioso", "moderno vs. tradizionale", "liberale vs. conservatore", "occidentale vs. non occidentale". Il ruolo della religione nella vita umana e l'uguaglianza tra donne e uomini sono realtà troppo complesse per essere ridotte a confronti di tal genere. 

C'è bisogno di un discorso nuovo e adatto alle esigenze dell'epoca in cui viviamo. La Bahá'í International Community desidera favorire questo discorso portando il proprio contributo.

In primo luogo, desideriamo affermare chiaramente la nostra convinzione che l'uguaglianza tra uomini e donne è un aspetto della realtà umana e non solo una condizione da raggiungere per il bene comune. Ciò che rende umani gli esseri umani – la loro intrinseca dignità e nobiltà – non è né maschio né femmina. La ricerca di un senso, di uno scopo, di una comunità, e la capacità di amare, di creare, di perseverare, non hanno genere. Questa asserzione ha profonde ripercussioni sull'organizzazione di ogni aspetto della società umana.

«Ciò che rende umani gli esseri umani – la loro intrinseca dignità e nobiltà – non è né maschio né femmina. La ricerca di un senso, di uno scopo, di una comunità, e la capacità di amare, di creare, di perseverare, non hanno genere».

La natura della religione

Per noi la religione non è un insieme di dogmi o di confessioni in conflitto tra loro. Postuliamo, piuttosto, che la religione sia un processo in divenire attraverso il quale l'umanità prende coscienza della dimensione spirituale della vita umana e impara a orientare di conseguenza la sua vita individuale e collettiva. Al centro della religione c’è un insieme di principi spirituali che, congiuntamente, formano il patrimonio comune dell'umanità. In ogni fase della storia e dello sviluppo umano – e ancor più oggi nel mezzo di una comunità globale emergente – la religione acquisisce nuovi significati, valori, funzioni ed espressioni. In un momento in cui le intuizioni

«... la religione sia un processo in divenire attraverso il quale l'umanità prende coscienza della dimensione spirituale della vita umana e impara a orientare di conseguenza la sua vita individuale e collettiva.»

delle donne sono sempre più riconosciute come essenziali per la creazione di famiglie sane, di comunità più pacifiche, di una vita intellettuale più vivace e di una governance più efficace, sono soprattutto le loro voci che devono informare il discorso sulla natura della religione e sul suo ruolo nella vita contemporanea.

La Dichiarazione universale dei diritti umani e la sua progenie di strumenti per i diritti umani hanno fornito alla comunità internazionale un quadro normativo che riconosce la dignità intrinseca della persona e delinea i diritti e i doveri sui quali può essere edificata una società pacifica. Tanto per i governi quanto per le comunità, il compito più gravoso è stato trasformare questi criteri in realtà vissuta davanti ai popoli del mondo. Le norme giuridiche e le scienze sociali affermano l'uguaglianza di tutti gli esseri umani, tuttavia sono le convinzioni profondamente radicate sulla natura delle donne e degli uomini e sul rapporto tra loro a rivelarsi i più formidabili ostacoli alla realizzazione di un ordine sociale equo. A vent'anni dall'allora più importante raduno di capi di Stato e della società civile, in occasione del quale la questione della parità di genere venne inserita in cima all'agenda globale, la discriminazione contro le donne rimane oggi l'ingiustizia più diffusa nel mondo.

È un fatto ben documentato che, nel corso della storia, gran parte dell'umanità si sia rivolta alle religioni e ai loro leader per avere una guida e che continui a farlo tutt’oggi. Sebbene molti pensassero che la modernità avrebbe sminuito l'influenza della religione – un'apparente vittoria della "mente razionale" sulle credenze "irrazionali" – ciò non è avvenuto. La religione si sta riaffermando in un’infinità di modi. In nome della religione si è levato l’appello al servizio per il bene comune; ad abbracciare un'umanità comune che travalichi le divisioni tra le nazioni e tra le razze; alla gestione dell'ambiente; al perdono e alla riconciliazione. L’ONU ha riconosciuto sempre di più il ruolo della religione come forgiatrice della cultura e della vita comunitaria. Dopo aver preso atto della capacità delle organizzazioni religiose di raggiungere le regioni meno servite e di fornire loro risorse umane e materiali, alcune agenzie delle Nazioni Unite hanno cercato di collaborare con queste organizzazioni per perseguire obiettivi comuni. Diverse centinaia di ONG religiose hanno ottenuto lo status consultivo presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite e contribuiscono attivamente ai dibattiti che si svolgono in sede ONU.

Sradicare la violenza e il fanatismo

Al contempo la religione è caduta preda dell'ignoranza e della cieca ambizione. In suo nome vengono fomentati il fanatismo e la violenza. Le interpretazioni delle dottrine religiose che attribuiscono uno status inferiore alle donne e alle ragazze hanno dato origine a sistemi e strutture patriarcali, che continuano a ostacolare la piena partecipazione delle donne alla società. La comunità internazionale è messa a dura prova dall'intransigenza di quelle società che continuano a impedire, basandosi su interpretazioni della legge religiosa, che la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne venga applicata e a violare in modo flagrante i diritti umani delle donne. In alcuni Paesi, per esempio, lo stupro coniugale rimane al di fuori della legge; l'onore dell’uomo è ritenuto una valida difesa per il femminicidio all’interno della famiglia; non esiste un requisito di età minima per il matrimonio. In altri Paesi, le donne non hanno il diritto di divorziare o di ereditare; la loro istruzione è considerata facoltativa o non necessaria; non sono presenti negli spazi pubblici e nelle strutture governative. Per quanto tuttora frequente, l'incidenza di questi esempi è in declino. Il miglioramento è visibile nella crescente partecipazione delle donne alla vita pubblica e agli affari della comunità e lo si può ravvisare nel considerevole impegno profuso da molti Paesi nella realizzazione del cambiamento attraverso strategie incentrate sull'istruzione delle donne e delle ragazze.

«Il miglioramento è visibile nella crescente partecipazione delle donne alla vita pubblica e agli affari della comunità e lo si può ravvisare nel considerevole impegno profuso da molti Paesi nella realizzazione del cambiamento attraverso strategie incentrate sull’istruzione delle donne e delle ragazze».    

 

Raccomandazioni

In questa fase della vita collettiva dell'umanità, desideriamo richiamare l'attenzione della Commissione su tre aree di impegno, che riteniamo fondamentali per intervenire sulla condizione attuale delle donne e delle ragazze.

 

  1.  Responsabilità dei leader religiosi

I leader religiosi hanno un compito fondamentale nell'affrontare le profonde ingiustizie che impediscono alle donne e alle ragazze di sviluppare il proprio potenziale e di svolgere il loro legittimo ruolo nel progresso della società. Se vogliono essere partner validi nella costruzione di una società più giusta e pacifica, i leader religiosi devono levare la voce senza esitazione contro la violazione dei diritti umani, contro ogni forma di violenza e fanatismo, e contro la negazione dell'uguaglianza perpetrata in nome della religione. Devono interrogarsi sui modi in cui le loro parole, le loro azioni o il loro silenzio abbiano permesso lo status quo. Devono rendere conto dei modi in cui la loro guida e il loro esempio possono soffocare l'esercizio di quelle facoltà intellettuali che contraddistinguono il genere umano. I governi hanno un ruolo da svolgere nell'incoraggiare la riflessione su questi temi.

 

«... I leader religiosi devono levare la voce senza esitazione contro la violazione dei diritti umani, contro ogni forma di violenza e fanatismo, e contro la negazione dell'uguaglianza perpetrata in nome della religione».

 

  1.  Il ruolo degli uomini e dei ragazzi

L'uguaglianza tra donne e uomini non è una condizione i cui effetti saranno limitati a metà della popolazione mondiale. La sua concretizzazione rivoluzionerà ogni aspetto della società umana: la generazione di conoscenza e lo sviluppo della vita intellettuale, la pratica della governance, l'allocazione delle risorse materiali e la condizione della famiglia, per citarne solo alcuni. Gli uomini devono rendersi conto che, negli attuali contesti di disuguaglianza, non è possibile lo sviluppo del loro pieno potenziale. Sono loro che devono trovare il coraggio morale di trasmettere e modellare nuove concezioni della mascolinità e che devono contestare e mettere in discussione i ruoli ristretti assegnati loro dalla società e dai media. In ultima analisi, non è sufficiente far spazio nell'attuale ordine sociale affinché le donne svolgano il loro legittimo ruolo. Semmai, l'obiettivo è che le donne e gli uomini lavorino fianco a fianco, ciascuno come braccio destro dell'altro – nell’ambito della famiglia, del lavoro, della comunità e degli affari internazionali – per costruire una società che consenta la prosperità di tutti.

 

«Gli uomini devono rendersi conto che negli attuali contesti di disuguaglianza, non è possibile lo sviluppo del loro pieno potenziale».

 

  1. Discriminazione contro le donne motivata da interpretazioni religiose

Esortiamo il Comitato per l'eliminazione della discriminazione contro le donne a pronunciarsi sulla discriminazione contro le donne motivata da interpretazioni religiose, sottolineando che essa costituisce un grave ostacolo all'obiettivo primario della pace.



Il raggiungimento della parità di genere richiederà risorse finanziarie, morali e intellettuali di portata senza precedenti. Comporterà l’impegno delle masse dell’umanità, le intuizioni della religione e della scienza, la dedizione impavida degli uomini al fianco delle donne, una collaborazione mai vista a ogni livello di governance e la consapevolezza che il progresso delle donne rappresenta il progresso di tutti. La Bahá'í International Community invita tutti coloro che lavorano per il miglioramento del genere umano a unirsi a noi in un dialogo sulle questioni sollevate in questa dichiarazione. Ci auguriamo che in questo modo impareremo e comprenderemo meglio i reciproci punti di vista e porteremo avanti congiuntamente il nostro impegno verso la realizzazione di un ordine sociale che sostenga la prosperità di tutti.

LA PROSPERITÀ DEL GENERE UMANO

LA PROSPERITÀ DEL GENERE UMANO

Dichiarazione preparata dall’Ufficio pubblica informazione della Bahá’í  International Community ad Haifa e pubblicata in occasione del Vertice mondiale sullo sviluppo sociale indetto dalle Nazioni Unite a Copenaghen, Danimarca.

COPENHAGEN, DANIMARCA—3 March 1995

L'ideale della pace mondiale sta assumendo una forma e una sostanza tali che nessuno avrebbe potuto immaginare dieci anni or sono. Ostacoli che per lungo tempo erano parsi inamovibili sono crollati sul cammino dell'umanità; conflitti apparentemente inconciliabili hanno incominciato a cedere a processi di consultazione e risoluzione; si sta facendo strada la volontà di contrastare le aggressioni militari con azioni internazionali unificate. L'effetto è stato di risvegliare nelle masse dell'umanità e in molti leader del mondo una speranza sul futuro del pianeta che si era quasi spenta.

In tutto il mondo, enormi energie intellettuali e spirituali stanno cercando di farsi strada, energie la cui crescente pressione è direttamente proporzionale alle frustrazioni degli ultimi decenni. Dappertutto si moltiplicano segni che denotano che i popoli della terra vogliono mettere fine al conflitto, alla sofferenza e alla devastazione da cui ormai nessun paese è immune. Queste emergenti spinte verso il cambiamento devono essere colte e indirizzate verso il superamento delle ultime barriere che impediscono la realizzazione dell'antico sogno della pace globale. Lo sforzo di volontà che questo compito richiede non può essere evocato da semplici inviti ad agire contro gli innumerevoli malanni che affliggono la società. Dev'essere stimolato da una visione della prosperità umana nel vero senso della parola, da una presa di coscienza delle possibilità di benessere materiale e spirituale che sono ora a portata di mano. Ne devono beneficiare tutti gli abitanti del pianeta indistintamente, senza imposizioni di condizioni estranee alle mete fondamentali di tale riorganizzazione delle faccende umane.

La storia ha finora documentato l'esperienza di tribù, culture, classi sociali e nazioni. Con l'unificazione materiale del pianeta verificatasi in questo secolo e con il riconoscimento dell'interdipendenza di tutti coloro che lo abitano, sta ora per incominciare la storia dell'umanità intesa come un solo popolo. Il lungo e lento incivilimento del carattere umano è stato uno sviluppo sporadico, ineguale e, come tutti ammettono, iniquo nei vantaggi materiali che ha conferito. E tuttavia, dotati di tutta la ricchezza della varietà genetica e culturale che si è sviluppata nel corso delle ere passate, gli abitanti della terra sono ora sfidati ad attingere al loro retaggio collettivo per assumersi, consapevolmente e sistematicamente, il compito di disegnare il proprio futuro.

È illusorio supporre di poter formulare la visione del prossimo stadio del progresso della civiltà senza un meticoloso riesame degli atteggiamenti e dei presupposti sui quali le concezioni dello sviluppo sociale ed economico attualmente si fondano. È ovvio che tale ripensamento dovrà occuparsi di questioni pratiche di indirizzi politici, di utilizzazione delle risorse, di procedure di pianificazione, di metodologie applicative e di organizzazione. Ma ben presto emergeranno questioni fondamentali, relative alle mete a lungo termine da perseguire, alle strutture sociali necessarie, alle implicazioni di alcuni principi di giustizia sociale ai fini dello sviluppo e alla natura e al ruolo del sapere nel produrre cambiamenti permanenti. In verità, questo riesame sarà costretto a cercare un ampio consenso sulla comprensione della stessa natura umana.

Tutte queste questioni concettuali e pratiche possono essere discusse seguendo due indirizzi. E per l'appunto secondo questi due indirizzi esamineremo, nelle prossime pagine, il tema di una strategia per lo sviluppo globale. Il primo riguarda le prevalenti convinzioni sulla natura e sullo scopo del processo dello sviluppo, il secondo il ruolo in esso assegnato ai vari protagonisti.

I presupposti che informano la maggior parte dell'attuale pianificazione dello sviluppo sono essenzialmente materialistici. Vale a dire, lo scopo dello sviluppo è definito in termini di proficua promozione in tutte le società di quei mezzi per il conseguimento del benessere materiale che, attraverso tentativi ed errori, sono giunti a caratterizzare alcune regioni del mondo. In verità qualcosa sta cambiando nel discorso sullo sviluppo, per venire incontro alle diversità delle culture e dei sistemi politici e in risposta agli allarmanti pericoli creati dal degrado ambientale. Ma i presupposti materialistici di base restano sostanzialmente incontestati.

Al volgere del ventesimo secolo, non è più possibile credere ancora che le concezioni dello sviluppo sociale ed economico alle quali la visione materialistica della vita ha dato origine siano in grado di rispondere ai bisogni dell'umanità. Le ottimistiche previsioni sui cambiamenti che esse avrebbero dovuto produrre sono sfumate nel crescente abisso che separa il livello di vita di un'esigua minoranza, che va relativamente restringendosi, dalla povertà che affligge la stragrande maggioranza della popolazione mondiale.

Questa crisi economica senza precedenti, assieme al dissesto sociale che ha contribuito a generare, rispecchia un grave errore concettuale sulla natura umana. Infatti il livello della risposta suscitata negli esseri umani dagli incentivi dell'ordine prevalente non solo sono insufficienti, ma sembrano quasi insignificanti di fronte agli eventi mondiali. Questo dimostra che, se lo sviluppo della società non troverà uno scopo che trascenda il puro e semplice miglioramento delle condizioni materiali, non si riuscirà a raggiungere neppure queste mete. Quello scopo dev'essere ricercato in dimensioni e motivazioni spirituali della vita che trascendono un panorama economico in continua trasformazione e la divisione artificialmente imposta delle società umane in «sviluppate» e «in via di sviluppo».

Se lo scopo dello sviluppo viene ridefinito, diventa anche necessario riesaminare i presupposti del corretto ruolo dei protagonisti del processo. Il ruolo cruciale del governo, a tutti i livelli, non richiede elaborazione. Ma le future generazioni troveranno quasi incomprensibile il fatto che, in un'èra che rende omaggio a una filosofia egalitaria e ai relativi principi democratici, la pianificazione dello sviluppo possa considerare le masse dell'umanità essenzialmente come recipienti di benefici erogati dall'assistenza e dall'istruzione. Sebbene il concetto della partecipazione sia accettato in linea di principio, le possibilità di decisionalità lasciate alla maggior parte dei popoli del mondo sono nel migliore dei casi secondarie, limitate a una gamma di scelte formulate da organismi cui essi non hanno accesso e condizionate da mete spesso inconciliabili con la loro percezione della realtà.

Questa impostazione è, implicitamente se non esplicitamente, avvallata perfino dalle religioni istituzionali. Il pensiero religioso prevalente, appesantito da tradizioni paternalistiche, sembra incapace di trasformare la fede che dice di avere nelle dimensioni spirituali della natura umana in una fiducia nella capacità collettiva del genere umano di trascendere le condizioni materiali.

Un simile atteggiamento non coglie i significati di quello che è forse il più importante fenomeno sociale dei nostri tempi. Se è vero che i governi del mondo stanno tentando di costruire un nuovo ordine mondiale attraverso lo strumento delle Nazioni Unite, è altrettanto vero che i popoli del mondo sono elettrizzati da questa stessa visione. La loro riposta ha assunto la forma di un'improvvisa fioritura di innumerevoli movimenti e organismi per il cambiamento sociale a livello locale, regionale e internazionale. I diritti umani, il progresso delle donne, i requisiti sociali dello sviluppo economico sostenibile, il superamento dei pregiudizi, l'educazione morale dei bambini, l'alfabetismo, il servizio sanitario di base e una miriade di altre importantissime questioni richiedono urgentemente il patrocinio di organismi sostenuti da un crescente numero di persone in ogni parte del globo.

Questa risposta dei popoli del mondo ai pressanti bisogni dei tempi fa eco all'appello lanciato da Bahá'u'lláh oltre cent'anni or sono: «Interessatevi premurosamente delle necessità dell'epoca in cui vivete e accentrate le vostre deliberazioni sulle sue esigenze e necessità». La trasformazione del modo in cui moltissime persone comuni stanno incominciando a vedere se stesse, un cambiamento che è drammaticamente repentino nel panorama della storia della civiltà, solleva fondamentali interrogativi sul ruolo assegnato all'intero corpo dell'umanità nella progettazione del futuro del pianeta.

I

Il principio basilare di una strategia che possa impegnare la popolazione del mondo ad assumersi la responsabilità del proprio destino collettivo dev'essere la consapevolezza dell'unità del genere umano. Ingannevolmente semplice nei discorsi della gente, il concetto che l'umanità costituisce un unico popolo mette sostanzialmente in discussione il modo in cui la maggior parte delle istituzioni della società contemporanea svolgono le loro funzioni. Nella forma della struttura antagonistica del governo civile, nel principio del patrocinio cui la legge civile è per lo più improntata, nella glorificazione della lotta fra le classi e altri gruppi sociali o nello spirito competitivo così predominante nella vita moderna, il conflitto è accettato come la molla dell'interazione umana. Esso rappresenta un'ulteriore espressione, nell'organizzazione sociale, dell'interpretazione materialistica della vita che è andata progressivamente consolidandosi negli ultimi due secoli.

In una lettera che indirizzò alla regina Vittoria oltre un secolo fa, Bahá'u'lláh, ricorrendo a un'analogia che fa riferimento all'unico modello per l'organizzazione di una società planetaria che contenga una promessa convincente, paragonò il mondo al corpo umano. E in effetti non v'è altro modello nell'esistenza fenomenica cui si possa ragionevolmente guardare. La società umana non è fatta di una massa di cellule differenziate, ma di associazioni di individui, ciascuno dei quali è dotato di intelligenza e volontà; nondimeno, le modalità operative che caratterizzano la natura biologica dell'uomo illustrano i principi fondamentali dell'esistenza, primo fra tutti quello dell'unità nella diversità. Paradossalmente, sono proprio l'unità e la complessità dell'ordine che costituisce il corpo umano e la perfetta integrazione in esso delle cellule del corpo che permettono la completa realizzazione delle tipiche capacità intrinseche di ciascuno degli elementi componenti. Nessuna cellula vive separatamente dal corpo, tanto nel contribuire al suo funzionamento quanto nel derivare la propria parte dal benessere dell'insieme. Il benessere materiale così conseguito trova il proprio scopo nel rendere possibile l'espressione della coscienza umana; vale a dire, lo scopo dello sviluppo biologico trascende la pura e semplice esistenza del corpo e delle sue parti.

Quello che vale nella vita dell'individuo ha una controparte nella società umana. La specie umana è un complesso organico, l'elemento di punta del processo evolutivo. Che la coscienza umana operi necessariamente attraverso un'infinita varietà di menti e di motivazioni individuali nulla toglie alla sua sostanziale unità. In verità, è proprio l'intrinseca diversità che distingue l'unità dall'omogeneità o uniformità. Quello che i popoli del mondo stanno sperimentando oggi, disse Bahá'u'lláh, è il loro conseguimento collettivo della maturità ed è in questa emergente maturità della razza che il principio dell'unità nella diversità trova piena espressione. Dai primi inizi del consolidamento della vita familiare, il processo dell'organizzazione sociale è successivamente passato dalle semplici strutture del clan e della tribù, alle molteplici forme delle società urbane, alla nascita degli stati nazionali e ciascuno di questi stadi ha dischiuso una messe di nuove opportunità per l'esercizio delle capacità umane.

Chiaramente, il progresso della razza non è avvenuto a spese dell'individualità umana. Mentre l'organizzazione sociale cresceva, contemporaneamente anche l'ambito dell'espressione delle capacità latenti in ogni essere umano andava allargandosi. Dato che fra l'individuo e la società vi è un rapporto di reciprocità, la trasformazione che oggi si richiede deve verificarsi simultaneamente nella coscienza umana e nella struttura delle istituzioni sociali. È nelle opportunità fornite da questo duplice processo di cambiamento che una strategia per lo sviluppo globale può trovare il suo scopo. In questo momento cruciale della storia, quello scopo dev'essere la creazione di fondamenta durature sulle quali possa a poco a poco prender forma una civiltà planetaria.

La preparazione delle basi di una civiltà globale richiede la creazione di leggi e istituzioni che abbiano carattere e autorità universali. L'impresa potrà avere inizio solo quando il concetto dell'unità del genere umano sia stato integralmente accettato da coloro ai quali spetta di prendere le decisioni e quando i relativi principi saranno stati propagati attraverso i sistemi educativi e i mezzi di comunicazione. Oltrepassata questa soglia, sarà messo in moto un processo grazie al quale i popoli del mondo potranno essere coinvolti nel compito di formulare mete comuni e di impegnarsi per conseguirle. Solo un riorientamento così fondamentale potrà inoltre proteggerli dagli antichi demoni della lotta etnica e religiosa. Solo grazie all'albeggiante consapevolezza del fatto di essere un unico popolo gli abitanti della terra potranno allontanarsi dai modelli conflittuali che in passato hanno dominato l'organizzazione sociale e incominciare a imparare le vie della collaborazione e della conciliazione. «Il benessere dell'umanità», scrive Bahá'u'lláh «la sua pace e sicurezza saranno irraggiungibili, ammenoché e finché la sua unità non sia saldamente stabilita».

II

La giustizia è l'unica forza che possa trasformare la consapevolezza dell'albeggiante unità del genere umano in una volontà collettiva grazie alla quale le necessarie strutture della vita di una comunità globale possano essere fiduciosamente erette. Un'èra che vede i popoli del mondo ottenere sempre più facilmente accesso a ogni genere di informazione e a una grande varietà di idee vedrà anche la giustizia affermarsi come principio dominante di una proficua organizzazione sociale. Sempre più spesso, le proposte intese allo sviluppo del pianeta dovranno sottoporsi alla schietta luce degli standard che la giustizia esige.

A livello dell'individuo, la giustizia è quella facoltà dell'anima umana che consente a ogni persona di distinguere il vero dal falso. Agli occhi di Dio, Bahá'u'lláh dichiara, la giustizia è «la più diletta di tutte le cose» perché permette a ognuno di vedere con i propri occhi invece che con quelli degli altri, di conoscere per cognizione propria piuttosto che con quella del vicino o del gruppo. Essa richiede imparzialità di giudizio, equità nel trattare gli altri ed è perciò una costante, seppur esigente, compagna nelle occasioni quotidiane della vita.

A livello del gruppo, il rispetto della giustizia è l'indispensabile bussola nel processo decisionale collettivo, perché essa è l'unico mezzo per conseguire l'unità di pensiero e di azione. Lungi dall'incoraggiare quello spirito punitivo che spesso in ere passate si è mascherato sotto il suo nome, la giustizia è l'espressione pratica della consapevolezza del fatto che, nel perseguimento del progresso umano, gli interessi dell'individuo e della società sono inestricabilmente legati. Nella misura in cui la giustizia diviene la considerazione fondamentale dell'interazione umana, viene incoraggiato un clima consultativo che consente che le opzioni siano esaminate spassionatamente e che si possano scegliere idonee linee di condotta. In un siffatto clima le probabilità che le perenni tendenze alla manipolazione e allo spirito di parte possano sviare il processo decisionale sono molto minori.

Le implicazioni ai fini dello sviluppo sociale ed economico sono profonde. Il rispetto della giustizia protegge il compito di definire il progresso dalla tentazione di sacrificare il benessere della maggioranza dell'umanità e del pianeta ai vantaggi che le conquiste tecnologiche possono mettere a disposizione di minoranze privilegiate. Nella progettazione e nella pianificazione, assicura che risorse già di per sé limitate non siano dirottate verso il perseguimento di progetti estranei alle essenziali priorità sociali o economiche della comunità. Soprattutto, solo programmi di sviluppo che siano considerati adatti ai bisogni delle masse dell'umanità e giusti ed equi negli obiettivi possono sperare di ottenere l'impegno di quelle stesse masse, dalle quali la loro applicazione dipende. Le qualità umane pertinenti come l'onestà, la disponibilità al lavoro e lo spirito di collaborazione sono proficuamente utilizzate per il conseguimento di mete collettive altamente impegnative quando ogni membro della società, anzi ogni gruppo componente della società, possa fiduciosamente attendersi di essere protetto da criteri, e di godere di benefici, che valgono ugualmente per tutti.

Pertanto, il nocciolo della discussione di una strategia per lo sviluppo sociale ed economico è la questione dei diritti umani. L'elaborazione di questa strategia richiede che la promozione dei diritti umani sia liberata dai ceppi delle false dicotomie che l'hanno così a lungo tenuta in ostaggio. La preoccupazione di fare in modo che ogni essere umano possa godere della libertà di pensiero e di azione necessaria alla sua crescita personale non giustifica la devozione al culto dell'individualismo che inquina così profondamente molte aree della vita contemporanea. La preoccupazione di assicurare il benessere della società nel suo insieme non richiede la deificazione dello stato quasi esso fosse la fonte del benessere dell'umanità. Al contrario, la storia di questo secolo dimostra fin troppo chiaramente che tali ideologie e i faziosi programmi cui esse danno origine sono stati i principali nemici degli interessi che esse pretendono di servire. Solo in una struttura consultativa resa possibile dalla consapevolezza dell'unità del genere umano tutti gli aspetti del rispetto dei diritti umani troveranno un'espressione legittima e creativa.

Oggi, l'organo al quale è toccato il compito di creare questa struttura e di liberare la promozione dei diritti umani da coloro che la sfrutterebbero è il sistema di istituzioni internazionali che sono sorte dalle tragedie di due rovinose guerre mondiali e dall'esperienza del dissesto economico mondiale. È significativo che il termine «diritti umani» sia entrato nell'uso corrente solo dopo la promulgazione dello Statuto delle Nazioni Unite nel 1945 e l'adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani tre anni dopo. In questi storici documenti, è stato dato formale riconoscimento al rispetto della giustizia sociale come correlativo dell'instaurazione della pace mondiale. Il fatto che la Dichiarazione sia stata approvata dall'Assemblea Generale senza voti dissenzienti le ha conferito sin dall'inizio un'autorità che è costantemente cresciuta negli anni successivi.

L'attività più intimamente legata alla coscienza che contraddistingue la natura umana è l'esplorazione della realtà che l'individuo compie per proprio conto. La libertà di fare ricerche sullo scopo dell'esistenza e di sviluppare le doti della natura umana che rendono tale scopo raggiungibile dev'essere protetta. Gli esseri umani devono essere liberi di sapere. Che tale libertà sia spesso violata e che tale violazione sia flagrantemente incoraggiata dalle caratteristiche della società contemporanea nulla toglie alla validità dell'impulso.

È questo caratteristico impulso della coscienza umana che fornisce l'imperativo morale per l'enunciazione di molti fra i diritti contenuti nella Dichiarazione Universale e nei relativi Patti. L'educazione universale, la libertà di movimento, l'accesso all'informazione e la possibilità di partecipare alla vita politica sono tutti aspetti del suo esercizio che richiedono un'esplicita garanzia da parte della comunità internazionale. Altrettanto dicasi per la libertà di pensiero e di fede, che comprende la libertà religiosa, oltre che per il diritto di avere un'opinione e di esprimerla convenientemente.

Poiché il corpo dell'umanità è unico e indivisibile, ogni membro della razza che viene al mondo è un pegno affidato alle cure di tutti gli altri. Questa funzione tutelare è la base morale della maggior parte degli altri diritti, soprattutto economici e sociali, che gli strumenti delle Nazioni Unite stanno cercando analogamente di definire. La sicurezza della famiglia e del focolare, il diritto alla proprietà e alla privatezza sono tutti impliciti in questa funzione tutelare. Gli obblighi della comunità comportano anche che essa provveda all'occupazione, alla cura della salute mentale e fisica, alla sicurezza sociale, all'equo salario, al riposo e allo svago e a un'infinità di altre ragionevoli aspettative dei singoli membri della società.

Il principio della funzione tutelare collettiva determina anche il diritto di aspettarsi che le condizioni culturali essenziali per la propria identità godano della protezione della legge nazionale e internazionale. Analogamente al ruolo che il patrimonio genetico svolge nella vita biologica del genere umano e nell'ambiente, l'immensa ricchezza delle diversità culturali conseguita nel corso di migliaia di anni è vitale ai fini dello sviluppo sociale ed economico di una razza umana che sta conseguendo la maturità. Essa rappresenta un retaggio cui si deve permettere di produrre il proprio frutto in una civiltà globale. Da un lato, le espressioni culturali devono essere protette dal soffocamento da parte delle influenze materialistiche che hanno attualmente il predominio. Dall'altro, devono essere lasciate interagire nei perennemente mutevoli modelli della civiltà, libere da manipolazioni per fini politici di parte.

«Luce dell'uomo è la giustizia,» dice Bahá'u'lláh «non spegnetela con i venti contrari del sopruso e della tirannia; scopo della giustizia è l'apparizione dell'unità fra gli uomini. L'oceano della saggezza divina spumeggia in questa sublime parola, mentre i libri del mondo non possono contenerne l'intimo significato».

III

Perché il modello dei diritti umani che la comunità delle nazioni è ora in procinto di formulare possa essere promosso e adottato sotto forma di correnti norme internazionali, occorre una radicale ridefinizione dei rapporti umani. Gli attuali concetti su ciò che è naturale e giusto nei rapporti fra gli esseri umani, fra questi e la natura, fra l'individuo e la società e fra i membri della società e le sue istituzioni, rispecchiano livelli di comprensione conseguiti dalla razza umana durante precedenti stadi del suo sviluppo, di minore maturità. Se è vero che l'umanità sta raggiungendo la maturità, se tutti gli abitanti del pianeta sono un unico popolo, se la giustizia dev'essere il principio informatore dell'organizzazione sociale, allora gli attuali concetti che sono nati dall'ignoranza di queste realtà emergenti devono essere riformulati.

Il movimento in questa direzione è a malapena incominciato. Procedendo, comporterà una nuova concezione della natura della famiglia e dei diritti e dei doveri dei suoi membri. Modificherà radicalmente il ruolo delle donne a tutti i livelli della società. Avrà effetti travolgenti sul riassetto del rapporto fra le persone e il lavoro che svolgono e sulla comprensione del posto che l'attività economica occupa nella vita. Comporterà cambiamenti di vasta portata nella regolazione delle faccende umane e nelle istituzioni create per questo scopo. Grazie alla sua influenza, il lavoro dei sempre più numerosi organismi non governativi della società sarà sempre più razionalizzato. Permetterà la creazione di una legislazione vincolante che proteggerà l'ambiente e i bisogni di sviluppo di tutti i popoli. Infine, la ristrutturazione o la trasformazione del sistema delle Nazioni Unite che questo movimento sta già realizzando comporterà indubbiamente la formazione di una federazione mondiale di nazioni con i suoi organi legislativi, giudiziari ed esecutivi.

Fondamentale ai fini dell'opera di riformulazione del sistema delle relazioni umane è il processo che Bahá'u'lláh chiama consultazione. «È necessario consultarsi su ogni cosa» è il Suo consiglio. «La maturità del dono della comprensione si manifesta mediante la consultazione».

Il tipo di ricerca della verità che questo processo richiede è molto diverso dai modelli del negoziato e del compromesso che tendono a caratterizzare l'attuale discussione delle faccende umane. Non può essere conseguito con la cultura della protesta, un'altra caratteristica largamente diffusa della società contemporanea, anzi ne è gravemente compromesso. Il dibattito, la propaganda, il metodo antagonistico, l'intero apparato delle parti che sono stati per lungo tempo caratteristiche tanto familiari dell'azione collettiva sono tutti fondamentalmente nocivi al loro stesso scopo: ossia, pervenire a un consenso sulla verità di una data situazione e alla decisione più saggia fra le opzioni possibili in un determinato momento.

Quello che Bahá'u'lláh auspica è un processo consultativo nel quale i singoli partecipanti cerchino di superare i rispettivi punti di vista, per funzionare come membri di un organismo con mete e interessi propri. In questa atmosfera, caratterizzata da schiettezza e cortesia, le idee non appartengono all'individuo cui sono venute in mente nel corso della discussione ma al gruppo nel suo insieme, che può prenderle, scartarle o rivederle nel modo che sembra meglio servire allo scopo perseguito. La consultazione ha successo nei limiti in cui tutti i partecipanti sostengono la decisione presa, prescindendo dalle opinioni personali con cui erano entrati nella discussione. In tal modo una decisione precedente può essere prontamente riconsiderata se l'esperienza ne mette in luce una manchevolezza.

Vista sotto questa luce, la consultazione è l'espressione operativa della giustizia nelle faccende umane. Tale è la sua importanza ai fini del successo dello sforzo collettivo che essa deve costituire un elemento fondamentale di una strategia percorribile per lo sviluppo sociale ed economico. In verità, la partecipazione delle persone dal cui impegno e dai cui sforzi dipende il successo di tale strategia diventa fattiva solo quando si faccia della consultazione il principio informatore di ogni progetto. «Nessuno può raggiungere il proprio vero rango, fuorché mediante la giustizia. Non esiste forza se non attraverso l'unità, né prosperità o benessere può essere conseguito, se non con la consultazione».

IV

I compiti inerenti allo sviluppo di una società globale richiedono livelli di capacità superiori a quelli che la razza umana è stata finora capace di ottenere. Per raggiungere tali livelli, occorrerà un'enorme espansione delle possibilità di accesso alla conoscenza da parte degli individui e degli organismi sociali. In questo processo di formazione di capacità, l'educazione universale sarà un indispensabile collaboratore, ma l'impresa riuscirà solo quando le faccende umane saranno organizzate in modo tale da consentire agli individui e ai gruppi di ogni segmento della società di acquisire conoscenze e applicarle alla sistemazione delle faccende umane.

In tutta la storia documentata, la coscienza umana è dipesa da due fondamentali sistemi di sapere attraverso i quali le sue potenzialità sono state progressivamente espresse: la scienza e la religione. In base a questi due organi, l'esperienza è stata organizzata, l'ambiente è stato interpretato, i suoi poteri latenti sono stati esplorati e la sua vita morale e intellettuale è stata disciplinata. Essi sono stati i veri progenitori della civiltà. Giudicando a posteriori, è evidente inoltre che la validità di questa struttura duale è stata massima nei periodi in cui la religione e la scienza, ciascuna nel proprio ambito, hanno potuto lavorare di concerto.

Dato il pressocché universale rispetto di cui la scienza attualmente gode, le sue credenziali non richiedono spiegazioni. Nel contesto di una strategia per lo sviluppo sociale ed economico, il problema è invece come organizzare l'attività scientifica e tecnologica. Se il lavoro che tale attività comporta è visto essenzialmente come la riserva di un'élite precostituita in un esiguo numero di nazioni, è ovvio che l'enorme divario che tale assetto ha già creato fra i ricchi e i poveri del mondo non potrà che continuare ad allargarsi, con le disastrose conseguenze sull'economia mondiale che sono già state notate. In effetti, se la maggior parte degli uomini continuano a essere visti soprattutto come utenti di prodotti della scienza e della tecnologia che vengono creati altrove, allora a rigor di termini i programmi apparentemente elaborati per soddisfare i loro bisogni non possono essere chiamati «sviluppo».

Pertanto, il problema fondamentale, ed enorme, è l'espansione dell'attività scientifica ed economica. Uno strumento di cambiamento sociale ed economico di tale potenza non deve più essere patrimonio di segmenti privilegiati della società, ma dev'essere organizzato in modo tale da permettere che tutti vi possano partecipare in base alle capacità. Oltre all'elaborazione di programmi che rendano accessibile la necessaria educazione a tutti coloro che sono in grado di beneficiarne, questa riorganizzazione richiede che in tutto il mondo siano fondati centri di sapere vitali, istituzioni che aumentino la capacità dei popoli del mondo di partecipare alla produzione e all'applicazione del sapere. La strategia per lo sviluppo, pur riconoscendo le grandi differenze delle potenzialità individuali, deve includere fra le sue principali mete il compito di dare a tutti gli abitanti della terra la possibilità di accedere su basi paritarie ai processi della scienza e della tecnologia ai quali tutti hanno diritto per nascita. Mentre la crescente rivoluzione nelle tecnologie della comunicazione mette l'informazione e l'educazione alla portata di moltissime persone di tutto il mondo, dovunque si trovino, qualunque sia la loro provenienza culturale, gli argomenti più familiari a favore del mantenimento dello status quo diventano ogni giorno meno convincenti.

Altrettanto temibili, anche se di carattere diverso, sono i problemi che l'umanità deve risolvere nella vita religiosa. Per la grande maggioranza della popolazione mondiale, l'idea che la natura dell'uomo abbia una dimensione spirituale, anzi che la sua identità fondamentale sia spirituale, è una verità che non ha bisogno di dimostrazioni. Questa percezione della realtà può essere rintracciata nei più antichi documenti della civiltà ed è stata coltivata per parecchi millenni da tutte le grandi tradizioni religiose del passato dell'umanità. Le sue durevoli realizzazioni nella legge, nelle belle arti e nell'incivilimento delle relazioni umane danno sostanza e significato alla storia. In una forma o nell'altra i suoi suggerimenti esercitano una quotidiana influenza nella vita della maggior parte delle persone sulla terra e, come gli eventi del mondo dimostrano drammaticamente, gli aneliti che essa suscita sono inestinguibili e incalcolabilmente potenti.

Sembrerebbe pertanto ovvio che qualunque genere di sforzo miri a promuovere il progresso umano debba cercare di utilizzare capacità così universali e così immensamente creative. Perché dunque le questioni spirituali con cui l'umanità si trova a confronto non sono state fondamentali nel discorso sullo sviluppo? Perché la maggior parte delle priorità, anzi la maggior parte dei presupposti basilari del programma internazionale per lo sviluppo sono stati finora condizionati da visioni materialistiche del mondo accettate solo da piccole minoranze della popolazione mondiale? Quanto peso si può dare a una dichiarata devozione al principio della partecipazione universale che nega la validità della determinante esperienza culturale dei partecipanti?

Si può sostenere che le questioni spirituali e morali, essendo state storicamente legate a discusse dottrine teologiche non suscettibili di prova obiettiva, esulano dal quadro degli interessi della comunità internazionale nei confronti dello sviluppo. Assegnare loro un ruolo significativo significherebbe aprire la porta a quelle stesse influenze dogmatiche che hanno alimentato il conflitto sociale e impedito il progresso umano. Questo argomento contiene indubbiamente una parte di verità. Gli esponenti dei vari sistemi teologici del mondo hanno grandi responsabilità non solo per il discredito in cui la fede è caduta fra molti pensatori progressisti, ma anche per gli impedimenti e le distorsioni prodotte nell'ininterrotto discorso dell'umanità sul significato spirituale. Concludere, però, che la soluzione consista nello scoraggiare l'esame della realtà spirituale e nell'ignorare le radici più profonde della motivazione umana è un evidente errore. L'unico risultato, nella misura in cui tale censura è stata esercitata nella storia recente, è stato di consegnare la costruzione del futuro dell'umanità nelle mani di una nuova ortodossia, un'ortodossia che sostiene che la verità è amorale e che i fatti sono indipendenti dai valori.

Per quanto riguarda l'esistenza terrena, molte delle più grandi realizzazioni della religione sono state di carattere morale. Grazie ai suoi insegnamenti e all'esempio di vite umane che ne sono state illuminate, una miriade di persone di tutte le età e in tutti i paesi hanno sviluppato la capacità di amare, hanno imparato a disciplinare il lato animale della loro natura, ad affrontare grandi sacrifici per il bene comune, a praticare il perdono, la generosità e la fiducia, a utilizzare le ricchezze e altre risorse in modo da servire al progresso della civiltà. E per tradurre questi progressi morali nelle norme della vita sociale su vasta scala, sono stati concepiti sistemi istituzionali. Pur oscurati da accezioni dogmatiche e sviati da conflitti settari, gli impulsi spirituali sprigionati da figure trascendenti come Krishna, Mosè, Buddha, Zoroastro, Gesù e Muhammad sono stati i principali fattori che hanno influenzato l'incivilimento del carattere umano.

E dunque, dato che la sfida è il potenziamento dell'umanità mediante una grande estensione dell'accesso alla conoscenza, la strategia che può permetterlo dev'essere elaborata attorno a un continuo e crescente dialogo fra scienza e religione. È o dovrebbe essere lapalissiano che, in ogni campo dell'attività umana e a tutti livelli, le intuizioni e i talenti che costituiscono il frutto della scienza devono affidarsi alla forza dell'impegno spirituale e del principio morale, per avere una corretta applicazione. Gli uomini, per fare un esempio, devono imparare a separare i fatti dalle congetture, a distinguere fra opinioni soggettive e realtà obiettiva; ma la misura in cui individui e istituzioni così attrezzati possono contribuire al progresso umano è condizionata dalla loro dedizione alla verità e dal loro distacco dalle sollecitazioni dell'interesse e delle passioni. Un'altra capacità che la scienza deve coltivare in tutte le persone è quella di pensare in termini di processo, inclusi i processi storici; ma se questo progresso intellettuale deve infine contribuire alla promozione dello sviluppo, la sua prospettiva dev'essere libera da pregiudizi di razza, cultura, sesso o fede settaria. Similmente, un'istruzione che permetta agli abitanti della terra di partecipare alla produzione della ricchezza promuove gli scopi dello sviluppo solo nella misura in cui tale impulso è illuminato dal concetto spirituale che servire il genere umano è lo scopo della vita degli individui e dell'organizzazione della società.

V

È nel contesto di un innalzamento del livello delle capacità umane mediante l'espansione del sapere a tutti i livelli che si devono affrontare i problemi economici con cui l'umanità si trova alle prese. Come l'esperienza degli ultimi decenni ha dimostrato, i vantaggi e le attività materiali non possono essere considerati come un fine a se stesso. Il loro valore non consiste solo nel soddisfacimento dei fondamentali bisogni umani per quanto riguarda l'alloggio, il cibo, la salute eccetera, ma anche nell'ampliamento delle possibilità delle capacità umane. Il più importante ruolo che le imprese economiche devono svolgere nello sviluppo consiste dunque nel fornire alle persone e alle istituzioni i mezzi con cui essi possano conseguire il vero scopo dello sviluppo, ossia, costruire le basi di un nuovo ordine sociale che coltivi le illimitate potenzialità latenti nella coscienza umana.

La sfida lanciata alla dottrina economica è quella di accettare senza mezzi termini che lo scopo dello sviluppo è questo, e che il suo ruolo è quello di favorire la creazione dei mezzi necessari a conseguirlo. Solo così l'economia e le scienze affini potranno liberarsi dal risucchio delle preoccupazioni materialistiche che oggi le distraggono ed esprimere le loro potenzialità di strumenti vitali per il conseguimento del benessere umano nel vero senso della parola. In nessun altro campo il bisogno di un rigoroso dialogo fra il lavoro della scienza e le intuizioni della religione è più evidente.

Il problema della povertà è un esempio calzante. Le proposte intese ad affrontarla si fondano sulla convinzione che esistano, o possano essere create dallo sforzo scientifico e tecnologico, le risorse materiali necessarie per alleviare e infine estirpare completamente questa antica condizione dal novero delle caratteristiche della vita umana. La principale ragione per cui tale liberazione non è stata realizzata è che i necessari progressi scientifici e tecnologici rispondono a un insieme di priorità solo marginalmente correlate ai veri interessi della maggioranza dell'umanità. Se il mondo dovrà essere finalmente liberato dal peso della povertà, sarà necessario che queste priorità vengano radicalmente rivedute. Una tale realizzazione richiede una risoluta ricerca di valori idonei, una ricerca che metterà a dura prova le risorse spirituali e scientifiche dell'umanità. Finché resterà prigioniera di dottrine settarie che non sanno distinguere fra appagamento e mera passività e insegnano che la povertà è una caratteristica intrinseca della vita terrena, cui si può sfuggire solo nell'aldilà, la religione sarà gravemente intralciata nel suo contributo a questa impresa congiunta. Per partecipare fattivamente alla lotta intesa a dare il benessere materiale al genere umano, lo spirito religioso deve trovare, nella Sorgente d'ispirazione da cui scaturisce, nuovi concetti e principi spirituali adatti a un'èra che cerca di introdurre l'unità e la giustizia nelle faccende umane.

La disoccupazione solleva problemi analoghi. Nel pensiero contemporaneo, il concetto di lavoro è stato perlopiù ridotto a quello di un'occupazione redditizia che serve ad acquisire i mezzi per il consumo di beni disponibili. Il sistema è circolare: l'acquisizione e il consumo permettono il mantenimento e l'espansione della produzione di beni e, di conseguenza, il sovvenzionamento dell'occupazione pagata. Prese singolarmente, tutte queste attività sono essenziali per il benessere della società. Ma l'inadeguatezza del concetto globale può essere letta nell'apatia che i commentatori sociali riscontrano in tutti i paesi fra le masse di coloro che hanno un'occupazione e la demoralizzazione delle crescenti schiere di coloro che non l'hanno.

Non è una sorpresa dunque che vi sia un crescente riconoscimento del fatto che il mondo ha urgente bisogno di una nuova «etica del lavoro». Anche qui solo intuizioni generate dall'interazione creativa fra i due sistemi di sapere, scientifico e religioso, potranno produrre un così fondamentale riorientamento delle abitudini e degli atteggiamenti. A differenza dagli animali che traggono sostentamento da qualunque cosa l'ambiente facilmente fornisca, gli esseri umani sono costretti a esprimere le loro immense capacità latenti in un lavoro produttivo designato a soddisfare i loro bisogni e quelli altrui. Agendo in questo modo essi diventano partecipi, sia pur a un modesto livello, dei processi del progresso della civiltà. Conseguono scopi che li uniscono agli altri. Nella misura in cui viene consapevolmente svolto nello spirito del servizio all'umanità, dice Bahá'u'lláh, il lavoro è una forma di preghiera, un mezzo per adorare Iddio. Ogni individuo ha la capacità di vedersi in questa luce ed è a questa inalienabile capacità dell'io che la strategia per lo sviluppo deve fare appello, qualunque sia la natura dei piani perseguiti, qualunque sia la ricompensa promessa. Nessuna prospettiva più ristretta evocherà mai dai popoli del mondo l'enorme sforzo e l'immensa dedizione che le future imprese economiche richiederanno.

Il pensiero economico, in conseguenza alla crisi ambientale, si trova alle prese con una sfida analoga. La fallacia delle teorie basate sulla convinzione che la capacità della natura di soddisfare qualsiasi richiesta umana sia illimitata è stata ora freddamente esposta. Una cultura che attribuisce valore assoluto all'espansione, all'acquisizione e alla soddisfazione dei bisogni sta per essere costretta a riconoscere che queste mete non sono, di per sé, una guida realistica per i suoi indirizzi politici. Inidonei sono anche quei modi di affrontare le questioni economiche i cui strumenti decisionali non possano affrontare il fatto che la maggior parte dei più importanti problemi non sono particolari, ma globali.

La sincera speranza che questa crisi morale possa comunque essere risolta deificando la natura è un segno della disperazione spirituale e intellettuale che la crisi ha generato. Il riconoscimento che il creato è un complesso organico e che l'umanità ha il compito di averne cura, pur gradito, non rappresenta un'influenza che possa di per sé introdurre nelle coscienze un nuovo sistema di valori. Solo un salto avanti nella comprensione, che sia scientifico e spirituale nel vero senso della parola, darà alla razza umana la capacità di assumere la funzione tutelare verso la quale la storia la sospinge.

O prima o poi tutti dovranno recuperare, per esempio, la capacità di accontentarsi, la disponibilità ad accettare la disciplina morale e la dedizione al dovere che, fino a relativamente poco tempo fa, erano considerati aspetti essenziali di ogni essere umano. Ripetutamente nella storia, gli insegnamenti dei Fondatori delle grandi religioni sono stati capaci di instillare queste qualità del carattere nelle masse che rispondevano loro. Queste qualità sono quanto mai essenziali oggigiorno, ma la loro espressione deve ora assumere una forma adatta alla maturità del genere umano. Ancora una volta, le religioni sono sfidate a liberarsi dall'ossessione del passato: accontentarsi non significa essere fatalisti; la moralità non ha nulla a che vedere con il mortificante puritanesimo che ha così spesso presunto di parlare in suo nome e una genuina devozione al dovere non comporta sentimenti di fariseismo ma di rispetto di se stessi.

L'effetto del persistente rifiuto di riconoscere alle donne la completa parità con gli uomini rende ancor più ardita la sfida posta alla scienza e alla religione nella vita economica dell'umanità. Per qualsiasi osservatore spassionato il principio della parità fra i sessi è fondamentale per tutto il pensiero realistico sul futuro benessere della terra e delle sue genti. Rappresenta una verità sulla natura umana che ha atteso ampiamente misconosciuta nelle lunghe ere dell'infanzia e dell'adolescenza della razza. «Uomini e donne» afferma con forza Bahá'u'lláh «sono stati e sempre saranno uguali agli occhi di Dio». L'anima razionale non ha sesso e chiaramente le iniquità sociali imposte in passato dalle necessità della sopravvivenza non possono più essere giustificate ora che il genere umano si trova alle soglie della maturità. L'impegno per l'introduzione della completa parità fra uomini e donne in tutti i settori della vita e a tutti i livelli della società sarà fondamentale per il successo degli sforzi tesi a elaborare e applicare una strategia per lo sviluppo globale.

In verità, cosa assai importante, il progresso in questo campo darà di per sé la misura del successo di qualsiasi programma per lo sviluppo. Dato il ruolo fondamentale dell'attività economica nel progresso della civiltà, un segno visibile del ritmo dei progressi dello sviluppo sarà la misura in cui le donne otterranno accesso a tutti i settori dell'economia. La sfida va al di là dell'assicurare un'equa distribuzione delle opportunità, per quanto importante ciò possa essere. Impone un ripensamento fondamentale delle questioni economiche in maniera tale da incoraggiare la piena partecipazione di un segmento dell'esperienza e dell'intuizione umana finora ampiamente escluso dal discorso. I classici modelli economici dei mercati impersonali nei quali gli esseri umani agiscono come autori autonomi di scelte a se stanti non rispondono ai bisogni di un mondo motivato da ideali di unità e giustizia. La società si troverà sempre più sollecitata a sviluppare nuovi modelli economici conformati a intuizioni nate da un'amichevole comprensione di esperienze condivise, da una visione degli esseri umani nelle loro relazioni con gli altri e dal riconoscimento della fondamentale importanza del ruolo della famiglia e della comunità ai fini del benessere sociale. Tale salto avanti intellettuale, focalizzato su uno spiccato altruismo invece che sull'egocentrismo, deve attingere abbondantemente alla sensibilità spirituale e scientifica della razza e millenni di esperienza hanno preparato le donne a contribuire in modo decisivo alla comune impresa.

VI

Esaminare una trasformazione della società di tali dimensioni significa porre l'interrogativo del potere da utilizzare per realizzarla e la questione, strettamente collegata, dell'autorità di esercitare tale potere. Come per tutte le altre implicazioni dell'accelerante integrazione del pianeta e del suo popolo, questi due termini familiari hanno urgente bisogno di una ridefinizione.

Nel corso della storia, e malgrado le assicurazioni contrarie ispirate a teologie o ideologie, il potere è stato perlopiù visto come un privilegio di persone o gruppi. Spesso, in verità, è stato espresso semplicemente in termini di mezzi da usare contro gli altri. Questa interpretazione del potere è divenuta una caratteristica intrinseca della cultura della divisione e del conflitto che, indipendentemente dagli orientamenti sociali, religiosi o politici che hanno prevalso nelle varie epoche e nelle varie parti del mondo, ha caratterizzato la razza umana per parecchi millenni. In genere, il potere è stato un attributo di individui, fazioni, popoli, classi sociali e nazioni. È stato un attributo associato particolarmente agli uomini, piuttosto che alle donne. Il suo principale effetto è stato quello di conferire ai suoi beneficiari la possibilità di acquisire, essere superiore, dominare, resistere, vincere.

I processi storici che ne sono risultati sono stati responsabili di rovinose recessioni nel benessere dell'uomo e di straordinari passi avanti della civiltà. Riconoscere i benefici significa ammettere anche le recessioni, nonché gli evidenti limiti dei modelli comportamentali che hanno prodotto gli uni e le altre. Le abitudini e gli atteggiamenti legati all'uso del potere che sono emersi nel corso delle lunghe ere dell'infanzia e dell'adolescenza dell'umanità sono giunti agli estremi limiti dell'efficacia. Oggi, in un'èra la maggior parte dei cui pressanti problemi sono globali, persistere nell'idea che potere significa vantaggio per vari segmenti della famiglia umana è profondamente sbagliato in teoria e del tutto privo di utilità pratica ai fini dello sviluppo sociale ed economico del pianeta. Coloro che ancora vi si mantengono fedeli, e che in ere precedenti in tale fedeltà avrebbero potuto trovare sicurezza, scoprono ora che i loro piani sono presi nelle maglie di inspiegabili frustrazioni e impedimenti. Il potere, nella sua tradizionale espressione competitiva, è insignificante ai fini dei bisogni del futuro dell'umanità, come la tecnologia della locomozione ferroviaria lo è ai fini della messa in orbita di un satellite attorno alla terra.

L'analogia è più che appropriata. La razza umana è sollecitata dai requisiti della sua stessa maturazione a liberarsi dal concetto e dall'uso del potere che ha ereditato. Che possa farlo lo dimostra il fatto che, pur dominata dal concetto tradizionale di potere, l'umanità è sempre stata capace di concepirlo in altre forme decisive per le sue speranze. La storia dimostra ampiamente che, pur sporadicamente e a sproposito, persone di ogni provenienza, in tutte le epoche, hanno trovato dentro se stesse un'ampia gamma di risorse creative. L'esempio più ovvio è stato, probabilmente, quello del potere della verità, un fattore di cambiamento associato ad alcuni dei più grandi passi avanti nell'esperienza filosofica, religiosa, artistica e scientifica della razza. La forza di carattere rappresenta un altro strumento per mobilitare un'immensa risposta umana, come anche l'influenza dell'esempio sulla vita di singoli esseri umani o sulla società. Pressoché ignorata è l'enormità della forza che sarà generata dal conseguimento dell'unità, un'influenza «tanto potente», nelle parole di Bahá'u'lláh, «che può illuminare il mondo intero».

Le istituzioni della società riusciranno a evocare e indirizzare le potenzialità latenti nella coscienza dei popoli del mondo nella misura in cui l'esercizio dell'autorità sarà regolato da principi che siano in armonia con gli interessi in evoluzione di una razza umana che sta rapidamente maturando. Fra questi principi vi è l'obbligo per coloro che detengono l'autorità di conquistare la fiducia, il rispetto e il sincero appoggio di coloro le cui azioni essi cercano di governare, di consultarsi apertamente e nella misura più completa possibile con tutti coloro i cui interessi sono influenzati dalle decisioni da prendere, di accertare in modo obiettivo i reali bisogni e le aspirazioni delle comunità che essi servono, di avvalersi del progresso scientifico e morale al fine di utilizzare convenientemente le risorse della comunità, comprese le energie dei suoi membri. Fra i principi di un'efficace autorità nessuno è altrettanto importante quanto quello di dare la priorità alla creazione e al mantenimento dell'unità fra i membri della società e i membri delle sue istituzioni amministrative. Si è già accennato alla questione strettamente collegata dell'impegno nella ricerca della giustizia in ogni cosa.

Chiaramente, questi principi possono operare soltanto in seno a una cultura che sia essenzialmente democratica nello spirito e nei metodi. Dire questo, tuttavia, non significa avvallare l'ideologia delle parti che ha dappertutto preso il nome della democrazia e che, malgrado gli imponenti contributi al progresso umano nel passato, si trova oggi impantanata nel cinismo, nell'apatia e nella corruzione ai quali essa stessa ha dato origine. Per scegliere coloro che devono prendere decisioni collettive a suo nome, la società non ha bisogno del teatro politico delle nomine, delle candidature, delle campagne elettorali e delle petizioni e non ne ricava niente di buono. È nelle capacità di tutti i popoli, via via che progressivamente diventano istruiti e si convincono che certi programmi proposti loro possono servire ai veri interessi del loro sviluppo, adottare procedure elettorali che a poco a poco perfezionino la scelta dei loro organi decisionali.

Mentre l'integrazione dell'umanità acquista impeto, coloro che vengono eletti dovranno sempre più vedere tutti i loro sforzi in una prospettiva globale. Nell'opinione di Bahá'u'lláh, coloro che sono eletti per governare gli affari umani devono considerarsi responsabili del benessere dell'intera umanità non solo a livello nazionale, ma anche a quello locale.

VII

Il compito di creare una strategia per lo sviluppo globale che acceleri il conseguimento della maturità da parte del genere umano costituisce una sfida a rimodellare radicalmente tutte le istituzioni della società. I protagonisti, ai quali la sfida è rivolta, sono tutti gli abitanti del pianeta: il genere umano nel suo complesso, i membri delle istituzioni di governo a tutti i livelli, coloro che operano negli organismi di coordinamento internazionale, gli scienziati e i pensatori sociali, tutte le persone dotate di talento artistico, tutti coloro che hanno accesso ai mezzi di comunicazione e i leader degli organismi non governativi. La risposta richiesta deve basarsi su un incondizionato riconoscimento dell'unità del genere umano, sull'impegno a dare alla giustizia il ruolo di principio informatore della società e sulla determinazione di utilizzare al massimo le possibilità che un sistematico dialogo fra il genio scientifico e quello religioso della razza può offrire per la formazione delle capacità umane. L'impresa richiede un radicale ripensamento della maggior parte dei concetti e dei presupposti che oggi governano la vita sociale ed economica. Dev'essere inoltre associato alla convinzione che, per quanto lungo il processo e malgrado le sconfitte, il governo degli affari umani potrà essere condotto su binari che servano ai reali bisogni dell'umanità.

Solo se l'infanzia collettiva del genere umano si è veramente conclusa e se sta sorgendo l'età adulta, questa prospettiva rappresenta qualcosa di più che un'ulteriore miraggio utopistico. Immaginare che un'impresa delle dimensioni qui prospettate possa essere intimata a popoli e nazioni scoraggiati e antagonisti va contro tutto quello che la saggezza ci ha insegnato. Solo se il corso dell'evoluzione sociale è giunto, come Bahá'u'lláh sostiene, a uno di quei momenti cruciali nei quali tutti i fenomeni dell'esistenza sono improvvisamente spinti verso nuovi stadi del loro sviluppo, tale possibilità diventa concepibile. La profonda convinzione che una trasformazione così grande nella coscienza umana è in atto ha ispirato le opinioni esposte in questa dichiarazione. A tutti coloro che vi riconoscono suggerimenti familiari provenienti dai loro stessi cuori, le parole di Bahá'u'lláh danno la sicurezza che in questo giorno incomparabile Dio ha conferito all'umanità risorse spirituali del tutto adeguate alla sfida:

O abitatori dei cieli e della terra! È apparso ciò che non era mai apparso prima.

Questo è il Giorno in cui i più eccellenti favori di Dio sono stati dispensati agli uomini, il Giorno in cui la Sua più potente grazia è stata infusa in tutte le cose create.

Il tumulto che oggi sconvolge le faccende umane non ha precedenti e molte delle sue conseguenze sono enormemente distruttive. Pericoli mai immaginati in tutta la storia si addensano attorno a un'umanità tormentata. Ma il più grande errore che i leader del mondo potrebbero compiere in questa congiuntura sarebbe quello di permettere che la crisi faccia dubitare del risultato. Un mondo sta scomparendo e un mondo nuovo sta lottando per nascere. Le abitudini, gli atteggiamenti e le istituzioni che si sono accumulati nel corso dei secoli sono sottoposte a prove che sono tanto necessarie allo sviluppo umano quanto inevitabili. Ai popoli del mondo è richiesta una misura di fede e di determinazione che sia pari alle immense energie di cui il Creatore di tutte le cose ha dotato questa primavera spirituale della razza. «Siate uniti nelle opinioni», è l'appello di Bahá'u'lláh e un sol uomo nei pensieri; ogni mattina sorga migliore della sera che l'ha preceduta e ogni giorno più ricco del suo ieri. Il merito dell'uomo è nel servizio e nelle virtù e non nello sfarzo dell'opulenza e della dovizia. Badate che le vostre parole siano forbite da oziose fantasie e desideri mondani e che le vostre opere siano purificate dall'astuzia e dal sospetto. Non sperperate i tesori delle vostre vite preziose ad incalzar affetti turpi e corrotti e non sprecate energie nel curare i vostri interessi personali. Siate generosi nelle ore di prosperità e nei giorni di distretta pazientate. L'avversità è seguita dal successo e alla gioia succede il dolore. Guardatevi dall'ozio e dall'indolenza e afferratevi a ciò che giova a tutti, giovani e vecchi, nobili o umili. Attenti a non seminare zizzanie di dissenso fra gli uomini e a non piantare i rovi del dubbio in cuori puri e radiosi.

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