Sprigionare le capacità umane come motore dello sviluppo sociale
Dichiarazione della Bahá'í International Community alla 53a sessione della Commissione per lo sviluppo sociale
Nel momento in cui gli Stati membri non solo riflettono sui progressi compiuti dal Vertice mondiale per lo sviluppo sociale di Copenaghen del 1995, ma gettano anche le basi per la prossima agenda sullo sviluppo globale, è più importante che mai un ripensamento dello sviluppo sociale. A questo proposito, sarà fondamentale riformulare il ruolo delle capacità umane nel miglioramento della società. Occorrono riforme strutturali in molti settori. Ad ogni modo, sono le persone che applicano le norme o le ignorano, che traducono i piani in azione o rimangono in disparte, che mantengono le posizioni di autorità o ne abusano. La capacità delle persone – a livello individuale e come membri di comunità e istituzioni – di realizzare qualcosa che apprezzano collettivamente è quindi un mezzo indispensabile per raggiungere gli obiettivi centrali della Commissione: sradicare la povertà, promuovere la piena occupazione e favorire l'integrazione sociale.
Il discorso contemporaneo non manca affatto di apprezzare la dimensione umana. Per esempio, nel suo recente rapporto di sintesi sull'agenda post-2015, il Segretario generale osserva che le sfide che la comunità globale deve affrontare «non sono una casualità della natura o il risultato di fenomeni al di fuori del nostro controllo. Sono il risultato delle azioni e delle omissioni delle persone». La sua relazione sul tema prioritario di questa Commissione rileva analogamente che «in termini sia economici che sociali, le politiche e gli investimenti più produttivi sono stati quelli che hanno consentito alle persone di ottimizzare le proprie capacità, risorse e opportunità».
Tuttavia, quando prende in considerazione gli strumenti d’attuazione, la relazione di sintesi dedica trentuno paragrafi ai finanziamenti e nove alla tecnologia, mentre ne dedica solo quattro alla capacità istituzionale e appena uno ciascuno al volontariato e alla cultura. È evidente che le risorse finanziarie e tecnologiche saranno fondamentali per lo sviluppo globale: entrambe dovranno essere generate in modo molto più consistente e distribuite in modo molto più equo se si vuole che il progresso vada avanti. Ma fin troppo spesso il cambiamento viene attribuito quasi esclusivamente alle istituzioni e alle strutture, limitando così il potere e l'azione degli individui e delle comunità. Le persone sono al centro dell'agenda, e questa è una grande vittoria del Vertice mondiale. Occorre, tuttavia, fare attenzione a non trattare le persone principalmente come oggetti passivi da sviluppare, piuttosto che come promotori attivi a pieno titolo.
Come sarà possibile promuovere il benessere umano negli innumerevoli e variegati contesti del pianeta? Come si potranno estendere le iniziative al di fuori delle capitali e dei centri abitati per raggiungere le innumerevoli aree rurali nelle quali risiede quasi la metà della popolazione mondiale? Chi si occuperà di questo lavoro? Come saranno sostenute queste persone? I governi nazionali hanno una responsabilità speciale in questo campo, e gli obblighi e gli impegni legati all'attuale ordine mondiale non possono essere trascurati impunemente. Ma l'azione dei governi da sola non è sufficiente. Come ha osservato il Segretario generale nel rapporto di sintesi: «Se vogliamo avere successo, la nuova agenda non può rimanere dominio esclusivo delle istituzioni e dei governi. Deve essere accettata dalle persone».
Per sfruttare più efficacemente il potenziale costruttivo dell'umanità, è necessario mettere in discussione il concetto che l'accesso alle risorse finanziarie sia un requisito indispensabile per dare un contributo rilevante alla società. La ricchezza materiale è spesso equiparata alla capacità, esplicita o implicita, nel pensiero e nel discorso sullo sviluppo. Si presume che coloro che dispongono di maggiori patrimoni finanziari siano in generale dotati di maggiori risorse. Si ritiene che siano i motori dello sviluppo, la fonte del progresso, mentre gli altri sono relegati a funzioni secondarie, se non esclusi del tutto. La povertà estrema impone ovviamente innumerevoli difficoltà e limitazioni e deve essere sradicata per ragioni sia pragmatiche che morali. Tuttavia, la capacità finanziaria non è sinonimo della capacità umana necessaria per promuovere una trasformazione sociale costruttiva. Non c'è alcuna garanzia, per esempio, che chi vive nell'agiatezza stia assumendo un ruolo attivo al miglioramento dell'umanità. Per contro, non sono certamente prive di significato e d’impatto le azioni intraprese da coloro che sono in condizioni di indigenza materiale per aiutare la propria comunità. A qualsiasi livello di ricchezza, la capacità umana è definita non solo dal potenziale di raggiungere gli obiettivi, ma anche dalla volontà di intraprendere le azioni necessarie.
Fare leva sulle capacità umane per il miglioramento della società ha quindi a che fare non solo con ciò che le persone sono in grado di fare, ma anche con ciò che effettivamente scelgono di fare. E nessun popolo, cultura o gruppo economico ha il monopolio della scelta di dedicare le proprie capacità al bene comune.
Il rapporto del Segretario generale sul tema di questa Commissione rileva che 3,8 miliardi di persone, circa il 53% dell'attuale popolazione mondiale, vivono con meno di quattro dollari al giorno. Sebbene la misurazione della povertà in dollari sia per sua natura problematica, questa è comunque una realtà le cui implicazioni non possono più essere ignorate. Il numero di coloro che dispongono di mezzi materiali limitati è di gran lunga superiore a quello di chi vive nell'abbondanza e non si può più immaginare realisticamente che un piccolo segmento dell'umanità sia in grado, da solo, di far progredire tutto il resto. A questo punto dello sviluppo della comunità mondiale, una prospettiva del genere non è né realizzabile, né auspicabile. Se non altro in termini numerici, l’insieme dei talenti di diversi miliardi di persone costituisce un serbatoio fenomenale di risorse per un cambiamento costruttivo, che è rimasto finora in gran parte inutilizzato. Per questo motivo, le iniziative volte a riformulare e a rafforzare lo sviluppo sociale nel mondo contemporaneo devono far sì che il contributo di coloro che sono stati tradizionalmente trattati per lo più come destinatari passivi degli aiuti sia integrato in modo significativo nei processi globali di sviluppo.
Un impegno in questo senso sarà fondamentale per mobilitare tutte le risorse disponibili verso lo sviluppo globale. Inoltre, al di là di ogni considerazione pratica, la partecipazione al progresso della società è significativa anche di per sé. Essere concretamente al servizio del prossimo, lavorare in collaborazione per raggiungere obiettivi meritevoli, impiegare le capacità personali per perseguire il bene comune: tutti questi fattori sono fonti intrinseche di elevazione e soddisfazione umana. Sono caratteristiche che definiscono il concetto di "sviluppo", sia individuale che sociale, e non hanno bisogno di altre giustificazioni. La formulazione di obiettivi per il progresso della civiltà e la loro realizzazione è quindi un compito che in definitiva dovrà essere perseguito non solo da gruppi di lavoro, commissioni e comitati di alto livello, ma anche da un numero sempre maggiore di fattorie e angoli di strada, di consigli di villaggio e di riunioni di quartiere di tutto il mondo. In questo modo il genere umano incomincerà ad assumersi la responsabilità del proprio destino comune.
Poiché molti di questi concetti vengono messi in pratica a livello locale, la loro applicazione ai processi intergovernativi di cui si occupa la Commissione può risultare complessa. Vorremmo quindi offrire una serie di suggerimenti da prendere in considerazione. In particolare, gli obiettivi di sviluppo dovrebbero:
∙ trattare le risorse umane necessarie per realizzare un progresso trasformativo globale in modo altrettanto incisivo di quelle finanziarie e tecnologiche richieste.
∙ rendere la creazione di capacità in grado di contribuire al progresso sociale una priorità nella formulazione degli obiettivi a livello internazionale, nella pianificazione degli interventi a livello nazionale e nel monitoraggio a ogni livello dei progressi conseguiti.
∙ privilegiare la partecipazione universale alle iniziative per lo sviluppo locale, indipendentemente dalle categorie demografiche, come il sesso, l'età, la razza, l'etnia e la religione.
∙ lasciare uno spazio sufficiente per le politiche e le relazioni, affinché le iniziative di costruzione e di valorizzazione delle capacità si sviluppino in modo organico e rispondano alle circostanze locali.
Vent'anni fa, lo sviluppo ha fatto un grande passo avanti quando il Vertice mondiale ha dato un "volto umano" a un discorso che in precedenza era incentrato sulla crescita economica e sugli adeguamenti strutturali. I progressi in questo ambito continuano ancora oggi, poiché gli Stati membri sono impegnati nella riformulazione e nel rafforzamento dello sviluppo sociale del mondo contemporaneo. Gli obiettivi presi in considerazione – quelli delineati per la prima volta a Copenaghen, oltre ai molti altri proposti nel processo post-2015 – richiederanno la mobilitazione di risorse in proporzioni mai tentate prima. Richiedono inoltre una chiara comprensione del tipo di risorse con cui è possibile ottenere il progresso.
La Bahá'í International Community spera che i concetti esposti in questo
documento facilitino una continua analisi sul modo in cui i talenti e le capacità dei popoli del mondo costituiscano gli strumenti fondamentali per realizzare questa importante opera. A questo proposito, accogliamo con favore qualsiasi punto di vista sull’ampio sfruttamento delle capacità umane come mezzo per il progresso della civiltà.